Serie TVAHSOKA – La recensione CON spoiler delle Prime 2 puntate in anteprima 

AHSOKA – La recensione CON spoiler delle Prime 2 puntate in anteprima 

Amici delle Vere Guerre Stellari, ormai poche ore ci separano dal rilascio della nuova serie Ahsoka! Tutti noi non vediamo l’ora di goderci i primi due episodi della serie ma il nostro Pres. Roby Rani e la mitica Francesca Tulli hanno potuto vedere le puntate in anteprima!

Di seguito vi lasciamo le loro recensione, ma attenzione: LE RECENSIONI CONTENGONO SPOILER, leggete a vostro rischio e pericolo. Vi ricordiamo anche che domani 23 agosto alle ore 8:40 vi aspettiamo live per un watch-party delle prime due puntate e la sera, dalle 21:30 sempre live per discutere degli episodi insieme a voi con Empira TV Series: Ahsoka!


Ahsoka, la recensione in anteprima dei primi due episodi

Se siete ancora qui, allora siete tra i curiosi che non temono gli spoiler e non ci rimane altro che augurarvi una buona lettura!

ANCORA UNA VOLTA ATTENZIONE! LE RECENSIONI CHE STATE PER LEGGERE CONTENGONO SPOILER!

Roby Rani

Ahsoka
Ahsoka Tano

Recensire oggi un prodotto Star Wars non è per noi facile.


Siamo molto legati alla saga ed è inutile mentire, vedere il bicchiere mezzo pieno potrebbe essere una conseguenza del nostro amore per il franchise. È vero anche il contrario però. Le ultime produzioni televisive di Star Wars si sono rivelate altalenanti per la qualità dimostrata e se ci si basa sulla delusione, è un attimo concentrarsi maggiormente sui difetti del prodotto in questione.

Il prodotto in questione, in questo caso è proprio Ahsoka, anzi, le prime due puntate di questa nuova serie targata Lucasfilm in uscita tra qualche ora in esclusiva su Disney+.

Ho avuto modo di guardarle più volte in anteprima e – basandoci sulla premessa di cui sopra – non è mia intenzione eccedere in facili conclusioni dettate dall’entusiasmo o dalla rabbia.

Per cui, le prime due puntate di Ahsoka come diavolo sono?

Ecco, la prima cosa che salta all’occhio (e al cuore) è la sua coerenza, in tutto e per tutto, col la serie animata Star Wars: REBELS, di cui ne è effettivamente il sequel.
Il focus di questo prologo (queste prime 2 puntate sono di fatto il prologo della serie) riprende allo stesso modo la storia e le rivelazioni che abbiamo appreso durante il capitolo 13 di The Mandalorian (La Jedi, 2×05), ovvero il debutto in live action di Ahsoka Tano interpretata dalla bellissima Rosario Dawson.

Ci tengo inoltre a sottolineare l’importanza che avrà REBELS, nel bene ma credo anche nel male, in quanto credo sia necessario recuperarsi la serie animata per potersi godere a pieno Ahsoka.


Non è “vitale” conoscere a menadito gli eventi accaduti nelle 4 stagioni pubblicate, ma aiuterà sicuramente nel comprendere meglio i personaggi e le loro relazioni (almeno recuperarsi la 4ª e ultima stagione, può aiutare).
Spero solo che i fan dell’ultima ora, quelli più pigri, non si perdano d’animo ma vengano stimolati nel recuperare storie e non ad abbandonarle.

Detto questo passerei al ritmo, anch’esso ereditato dalla serie animata e soprattutto dallo stile Filoni. E questo potrebbe essere si, il vero problema principale di queste due puntate.
Se conoscete Dave Filoni (creatore di The Clone Wars, REBELS, Resistance, The Mandalorian nonché erede creativo di George Lucas) sapete benissimo che non si fa mai prendere dalla fretta, come invece sembra essere il trend intrattenente del momento.


Dedica molto tempo alla creazione dell’atmosfera, dei rapporti tra i personaggi ma soprattutto tiene sempre in considerazione il valore dei tempi scenici costantemente adornati con la colonna sonora (e in Ahsoka è parecchio presente e di altissimo livello).
Questo per dire che non dovete e non dobbiamo aspettarci una serie paracula e dal ritmo forzatamente incalzante. Potrebbe essere un problema? Purtroppo si… Non per noi ma per il suo successo commerciale si, potrebbe.

Probabilmente potevano accorciare il tutto senza snaturarne il pathos, verissimo, ma in questo periodo di corse forsennate nel raccontare ammetto che non mi è sembrato così sbagliato prendersi i suoi tempi.

Dopo la sua forte connessione con la serie animata e dopo il suo ritmo che potrebbe non convincere, passiamo al terzo punto ipoteticamente debole, quello dedicato alla fanbase più radicata che segue maniacalmente tutti gli avvenimenti possibili di questa galassia.
Credere che possa essere tutto in linea con 46 anni di storie collegate significa dimenticarsi della natura di questa saga: intrattenere e coinvolgere nuovi potenziali appassionati e per farlo, il reparto creativo, deve poter puntare sui punti di forza della sega stessa incappando inevitabilmente in “errori” o “forzature” necessarie per rendere tutto questo pur sempre Star Wars.

Non entro nel dettaglio per non fare spoiler, ma vi faccio l’esempio della lezione di Solo con ritorno di Darth Maul, accolto malissimo da un pubblico “nuovo” che non conosceva la storia raccontata dalle serie animate. Un ritorno che ha senso narrativamente ma non commercialmente, in Ahsoka potrebbe essere il contrario: narrativamente forzato ma commercialmente sensato.

Attenzione, nei due episodi di Ahsoka non c’è nulla di così incisivo come Maul, ma ci sono un paio di cose che faranno storcere il naso ad alcuni fan, cosa che non mi sento di condividere in quanto credo che, in alcuni casi, sia più che tollerabile, come in questo caso.

Ecco, dopo aver scritto la più grossa messa avanti di mani, braccia, petto e testa compresa arriviamo a tutto ciò che secondo me ha funzionato in questi due episodi, ovvero la stragrande maggioranza del contenuto.

Tengo a precisare che i tre punti “discutibili” citati sopra sono pensati per una considerazione generale e non fanno parte della mia visione e gusto personale.

Io ho apprezzato moltissimo i tempi e il loro raccontarsi. Momenti anche intensi accompagnati da una colonna sonora strepitosa e coerente con lo stile Star Wars, anche se con una grande personalità e originalità. Non sentirete mai il classico tema di Star Wars, ne il tema della Forza, qui a farla da padrone è il tema di Ahsoka che con la sua melodia emozionante e malinconica riesce comunque a toccare i punti giusti. Kevin Kiner ha fatto veramente un ottimo lavoro e l’impressione che ciò che stiamo guardando sia un nuovo inizio per la saga è fortissimo anche e soprattutto per la gestione del reparto musicale, ripeto, notevole.

Un nuovo inizio? Si, esattamente come ho detto. Fin dal primo fotogramma vi accorgerete di un cambiamento sensato e coerente. Distante da ciò a cui eravamo abituati. Certo non c’è Ludwig Göransson che con il Mando ha preso le distanze in modo massiccio ma qui sembra non si parli di un prodotto spin-off ma si ha la netta sensazione di assistere al nuovo corso Star Wars e ammetto di essermi emozionato parecchio.
La conferma arriva quasi subito con i primi effetti visivi e con una grandissima attenzione a quello che si cita.

Gli effetti visivi sono incredibili e risultano, senza alcun dubbio, sacrificati e fuori luogo per una televisione da salotto. Nei due episodi i miei occhi non hanno mai notato nessun difetto. Droidi e creature che passano da digitale ad animatronic senza che l’occhio se ne accorga (anche dopo 3 visioni mi risulta ancora difficile capire). Scene di combattimento e inseguimento aereo da togliere il fiato. Combattimenti con le lightsaber (in due episodi ce ne sono parecchi) coreografati molto bene e con la giusta credibilità (mi sarebbe piaciuta più “rabbia” nell’affondare ma è una mia esigenza e comunque l’ottima coreografia aiuta moltissimo).

Insomma a livello visivo, musicale e narrativo è un ottimo prodotto, molto oltre le mie aspettative.
Star Wars sembra avere un’ottima base su cui rifondare l’hype che merita.

Reparto personaggi e attori.

Ancora una volta la Lucasfilm azzecca in pieno il nuovo droide di turno. Huyang, il compagno di viaggio di Ahsoka (doppiato da David Tennant) che racchiude in se l’irriverenza di K-2SO e la logorrea di C-3PO che, contenute in un droide esperto di storia e cultura Jedi non possono che renderlo un personaggio già indimenticabile.

Baylan Skoll, un personaggio interessante e potente nella forza che ricorda molto il Conte Dooku e la sua grande eleganza. Interpretato dal recentemente scomparso Rey Stevenson.
Shin Hati, interpretata da Ivanna Sakhno. Forse il personaggio più sorprendente e convincente. Il suo sguardo, aiutato anche dal vistoso trucco nero attorno ai suoi occhi assurdi, è decisamente inquietante. La sua interpretazione limitata a qualche battuta ma sottolineata dalle sue ispiratissime espressioni la rendono uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti. Anche il suo costume, dall’apparenza antico e consumato (così come quello di Baylan) aggiunge ulteriore fascino al personaggio. Ecco, merito di una sequenza copincollata da La Minaccia Fantasma, Shin risulta come la cosa più vicina a Darth Maul vista fino ad ora.

Poi abbiamo una ribelle Sabine (mood alla Han Solo), interpretata da Natasha Liu Bordizzo che, per il momento, risulta più interessante di Ahsoka.
Si esatto, Ahsoka è ancora molto distante da tutto e tutti. Ha la stessa attitudine che abbiamo già visto in Mando e in Boba. Pacata, distante e costantemente riflessiva. Non lo è solo come personaggio ma anche con noi pubblico. Sfiduciata, quasi apatica, mantiene una distanza necessaria per raccontare il suo passato (The Clone Wars). È diffidente con tutto e tutti e non sembra conoscere la rabbia, da bravissima Jedi autodidatta.
L’unica con cui sembra aprirsi un po’ è Hera Syndulla, (Mary Elizabeth Winstead) che sembra essere una sorta di mentore per tutti i protagonisti visti fino ad ora.
Finisco con Morgan Elsbeth (Diana Lee Inosanto), la villain principale con un passato, una provenienza e un oviettivo molto interessante e importante per capire meglio il personaggio.

Basta, ho scritto anche troppo ma credo sia necessario.
Ribadisco, è un’ottima serie TV che potrebbe realmente ridare vita al franchise. Ha tutte le carte in regola per procedere con la giusta visione ma mi rimane una maledetta domanda in testa: sarà in grado di coinvolgere un pubblico nuovo?

Che la forza sia con Ahsoka, la serie.

Francesca Tulli

Ahsoka Tano e Sabine Wren

Ahsoka è sulle tracce di Thrawn, come in una storia di Indiana Jones (alla regia c’è l’estimatore Dave Filoni e quindi non può trattarsi di un caso) non è la sola, altri, minacciosi vogliono la stessa cosa.

L’ ex-maestro Jedi (!) Baylan Skoll (il compianto Ray Stevenson) e la sua apprendista Padawan Shin Hati (Ivanna Sachno) liberano Morgan Elsbeth (Diana Lee Inosanto) l’unica a sapere come trovare il Grand’Ammiraglio.

Troviamo una Ahsoka più seria, matura, non più la Furbetta di un tempo, tra le rovine di un tempio sul pianeta Arcana alla ricerca di una mappa, la mappa è un globo circolare come alcuni oggetti chiavi del  videogioco Star Wars Jedi: Fallen Order (a cui questa puntata deve tanto). L’incastro degli accadimenti si prevede e si scrive da solo (anche troppo): Ahsoka chiede aiuto alle sue due amiche più care per decifrarla.

Hera Syndulla, pilota e generale irreprensibile della Nuova Repubblica, le suggerisce di contattare la scapestrata Mandaloriana Sabine. Ed è qua che veniamo a confermare un evento anticipato dai trailer (che personalmente non ho elaborato ndr.). Ahsoka, che formalmente non è neanche più una appartenente all’ordine Jedi, ma di fatto lo incarna in tutto e per tutto, ha addestrato per un breve periodo Sabine, ora sensibile alla Forza, come sua apprendista Padawan.

Sabine aveva rinunciato alla Spada Oscura ma aveva imparato a brandirla, resta che da questo a renderla una Jedi in tutto e per tutto(almeno per quello che si potrebbe ipotizzare accadrà nella serie) carica il personaggio di una nuova identità, una veste troppo ingombrante per un personaggio atipico, sopra le righe, irresponsabile ed egocentrico, a cui solo l’armatura Mandalorian stava a pennello. Sabine paga le sue sconsiderate azioni cercando in modo fallimentare di aiutare a modo suo, complicando le cose e mettendo tutti nei guai. La soddisfazione però è di vederla di nuovo con la veste grafica di Rebels in scene che fanno da confronto speculare alle gemelle già viste.

Ho apprezzato molto questa linea. Quando si passa da un media ad un altro, bisogna tenere conto della proposta che si vuole presentare, se azzardarsi a cambiare lo stile e le connotazioni dei personaggi  (talvolta nel nome della modernità) o mantenere in tutto e per tutto la “silhouette” dei protagonisti. In termini di fedeltà e trasposizione si è scelto questa volta di non fare cambiamenti così da non snaturare la resa della serie a cui ci stiamo approcciando. Il secondo episodio ci propone lo schema di una puntata di uno show investigativo in chiave Star Wars. Ahsoka e Hera, giungono su Corellia, per indagare sul vecchio cantiere navale dove lavorava Lady Morgan, al contempo i tre antagonisti, e Marrok un misterioso inquisitore con la maschera, parlano del da farsi per trovare Thrawn e liberarlo dal suo “esilio”.

Viene da domandarsi chi abbia mandato Thrawn in esilio, dopo che era stato trasportato dalle balene Purrgil insieme a Ezra Bridger in un posto sconosciuto. Resta che vogliono rendere operativa l’astronave costruita per questo compito, la lucente “occhio di Sion” plancia dorata, droidi alle postazioni, un vero gioiello di tecnologia.

La nave è attraccata dove le nostre protagoniste sono a lavoro sulla pista per battere i nemici sul tempo. Una nota importante:C1-10P aka Chopper! se c’è una cosa che metterà d’accordo tutti è la sua resa, il droide brontolone di Rebels è perfetto, così come lo è Huyang (David Tennant gli da la voce!) i due hanno tutte le rotelle nel posto giusto e sono due personaggi efficaci come nel media originale. La corsa porta una serie di sviluppi interessanti, come ad esempio un accenno a quella che potrebbe essere l’Ascendeza Chiss e alle Sorelle della notte. Thrawn rappresenta tante cose diverse per ogni personaggio, per Ahsoka il suo ritorno significherebbe una guerra da scongiurare, per Sabine è la chiave per trovare Ezra, per Baylan Skoll un modo per ottenere altro potere, per Elsbeth qualcos’altro di natura più alta.

Per noi fan la speranza che la serie possa rendere giustizia al personaggio. Non ci resta che guardare alle stelle per sperare che questa serie in tutto diversa dalle precedenti quattro sia esattamente ciò che promette di essere.

(L-R): Baylan Skoll (Ray Stevenson) and Shin Hati (Ivanna Sakhno) in Lucasfilm’s AHSOKA, exclusively on Disney+. ©2023 Lucasfilm Ltd. & TM. All Rights Reserved.

Amici di Empira vi ricordiamo che Ahsoka sarà disponibile su Disney + questa notte alle 3 di mattina, visto l’anticipo annunciato da Disney e Lucasfilm. 

Buona visione e che la Forz… una volta ribelli, sempre ribelli! 

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