Il regista messicano ha lasciato il suo segno sulla specie di Jabba, contribuendo alla realizzazione di “The Mandalorian and Grogu”

Quando un progetto non si realizza, le idee non scompaiono mai davvero. A volte rimangono in sospeso, aspettando il momento giusto per riemergere in una forma diversa. È esattamente quello che è successo a Guillermo del Toro e la sua passione per gli Hutt, che ha finalmente trovato sfogo nel prossimo film di Star Wars in uscita il 20 maggio 2026.
Durante una tappa promozionale a Madrid, Jon Favreau ha rivelato un dettaglio affascinante ai giornalisti presenti: nei titoli di coda di “The Mandalorian and Grogu” compare un ringraziamento speciale proprio al regista di “La forma dell’acqua” e “Il labirinto del fauno”. La ragione? Del Toro ha offerto un contributo creativo significativo alla rappresentazione degli Hutt e del loro pianeta natale, Nal Hutta.
Un’ossessione per gli Hutt che viene da lontano
La storia ha radici profonde. Il cineasta messicano aveva sviluppato anni fa un progetto cinematografico incentrato su Jabba the Hutt, immaginando una storia sulle origini del signore del crimine. Il film non si è mai concretizzato, ma l’interesse di del Toro per questa particolare specie aliena non si è mai spento.
Favreau ha raccontato di aver trascorso molto tempo con il collega, condividendo con lui anteprime del film e modelli tridimensionali delle creature. La collaborazione è andata oltre i semplici consigli: i due registi hanno addirittura dipinto insieme i modelli 3D degli Hutt, discutendo di come renderli più credibili e impressionanti sullo schermo.
Una visione fisica e dinamica delle creature in The Mandalorian And Grogu
Il contributo di del Toro si è concentrato particolarmente sulla fisicità degli Hutt. La sua visione prevedeva creature più muscolose e imponenti, capaci di trasmettere forza oltre che decadenza. Questa idea ha influenzato in particolare il personaggio di Rotta, il figlio di Jabba già apparso in “The Clone Wars” e ora interpretato vocalmente da Jeremy Allen White con un aspetto più gladiatorio e possente.

Favreau ha spiegato che portare questi personaggi sul grande schermo ha permesso un livello di dettaglio impossibile nella serie televisiva. La sfida era mostrare in modo convincente il movimento della carne e della muscolatura di queste enormi creature, un obiettivo che richiedeva sia tecnologia avanzata che una profonda comprensione del design delle creature, esattamente il tipo di esperienza in cui del Toro eccelle.
Il pianeta Nal Hutta: un mondo che prende vita
La collaborazione si è estesa anche alla rappresentazione di Nal Hutta, il pianeta degli Hutt che fa la sua prima apparizione in live-action nel film. Questo ha richiesto un lavoro di ricerca approfondito negli archivi Lucasfilm, sotto la guida di Doug Chiang, per mantenere la coerenza con i dettagli già stabiliti nell’universo espanso, come la presenza della luna del pianeta.
L’obiettivo non era solo l’accuratezza tecnica, ma catturare l’essenza di Star Wars. Come ha sottolineato Favreau, era più importante che il risultato sembrasse Star Wars piuttosto che semplicemente realistico.
La collaborazione di Guillermo del Toro in The Mandalorian and Grogu
Questa collaborazione dimostra qualcosa di particolare nel mondo del cinema fantascientifico e fantasy. I registi condividono le loro intuizioni non per obbligo o guadagno personale, ma per una comprensione comune delle sfide narrative. Del Toro non ha mai diretto un film di Star Wars, eppure il suo contributo continua a influenzare la galassia lontana lontana.
In fondo, è proprio così che funziona Star Wars. Le idee restano negli archivi, nelle conversazioni tra creativi, nei ringraziamenti nei titoli di coda. E quando qualcuno apre il cassetto giusto, quelle idee trovano il modo di prendere vita, anche se in una forma che nessuno aveva previsto.
“The Mandalorian and Grogu” arriverà nelle sale il 20 maggio, portando con sé non solo le avventure del mandaloriano e del suo piccolo compagno, ma anche un pezzo di quel film su Jabba che non vedremo mai, trasformato, reinventato, ma non dimenticato.