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The Acolyte: i segreti della scrittura e le idee originali svelati nel libro “The Art Of”

Il nuovo libro è ricco di concept art, retroscena e interviste dedicate a una delle serie TV più controverse nell’universo di Star Wars: The Acolyte

The Art of Star Wars: The Acolyte – Le curiosità e gli aneddoti svelati dal nuovo libro dedicato alla genesi della serie

Dopo una lunga attesa è finalmente arrivato The Art of Star Wars: The Acolyte, volume scritto da Kristin Baver e pubblicato da Abrams Books. Come da tradizione per gli art book di Star Wars, il libro è ricco di concept art, retroscena e interviste. Tuttavia, considerando la cancellazione della serie, la lettura assume un sapore particolare: oltre ad approfondire ciò che abbiamo visto sullo schermo, il volume invita inevitabilmente a riflettere su ciò che avrebbe potuto essere.

1. Il titolo originale era “The Lost Sister”

Prima di diventare The Acolyte, la serie ideata da Leslye Headland si chiamava “The Lost Sister”. Il concept iniziale seguiva Osha, una meccanica spaziale diventata mercenaria, determinata a tornare sul suo pianeta natale, Brendok, per salvare la sorella Mae dall’unico Sith vivente nella galassia. Un’idea che metteva al centro il legame tra le due sorelle, ma che sembrava molto diversa dalla versione finale, soprattutto per il ruolo dei Jedi e per l’ambientazione legata alle streghe di Brendok.

2. Design iniziali

Uno dei piaceri di questi volumi è scoprire le prime, spesso improbabili, versioni dei personaggi. Yord Fandar, ad esempio, è stato immaginato inizialmente come un Weequay o un Duros, con acconciature e baffi decisamente discutibili.

Ancora più inquietante era Bazil nelle prime fasi di sviluppo: un mix tra un castoro e una lontra. Il creature designer Neal Scanlan si è ispirato persino all’Igor interpretato da Marty Feldman in Frankenstein Junior per definirne la presenza scenica.

E sì, per un momento si è persino pensato di rendere Kelnacca il primo Wookiee calvo della saga. Fortunatamente, l’idea è stata accantonata.

3. Qimir, la maschera e i Cavalieri di Ren

Grande spazio è dedicato a Qimir, soprattutto per quanto riguarda la maschera dello Stranger. In una fase iniziale si era persino ipotizzato che potesse diventare il primo Cavaliere di Ren.

Il design definitivo richiama Kylo Ren, ma le prime versioni prendevano ispirazione dai Bith (come Darth Tenebrous nell’universo Legends). L’idea era quella di trasmettere l’immagine di un Sith “artigianale”, costretto a forgiare da solo la propria maschera in cortosis con risorse limitate.

4. Darth Plagueis come Gollum

Uno dei più grandi “what if” riguarda Darth Plagueis, che avrebbe avuto un ruolo più significativo in eventuali stagioni future. Leslye Headland ha dichiarato di averlo immaginato come una presenza alla Gollum ne Il Signore degli Anelli: una minaccia nell’ombra, suggerita più che mostrata apertamente, aumentando così la tensione narrativa.

5. Dathomir era nei piani iniziali

Dathomir, pianeta delle Nightsister, era stato inizialmente pensato come casa della congrega di streghe di Brendok. L’idea è stata poi rivista, anche grazie all’intervento di Dave Filoni, che ha ricordato come non tutte le streghe di Star Wars siano Nightsister.

6. Un finale diverso per Vernestra

Il libro rivela anche un finale alternativo per Vernestra Rwoh. Oltre all’incontro con Yoda, era prevista una scena in cui il senatore Rayvencourt le avrebbe detto: “Benvenuta nel mondo della politica”. Una battuta che avrebbe enfatizzato la trasformazione di Vernestra e il peso politico delle sue scelte, ma che alla fine è stata tagliata per non appesantire il montaggio.


The Art of Star Wars: The Acolyte probabilmente non cambierà l’opinione di chi ha amato o criticato la serie, ma resta un volume ricchissimo di dettagli e spunti. Più che un semplice accompagnamento visivo, è uno sguardo approfondito su un progetto che lascia dietro di sé molte domande e possibilità inesplorate.

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