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The Mandalorian and Grogu, lo sviluppo tra innovazione e artigianato: Star Wars torna al cinema

Jon Favreau racconta il film che bilancia tecnologia avanzata e tecniche artigianali della storica Industrial Light & Magic. The Mandalorian and Grogu, dal 20 maggio al cinema

Con The Mandalorian and Grogu, Star Wars entra di nuovo nelle sale cinematografiche, e non si tratta di une vento qualsiasi, ma di un ritorno che potrebbe cambiare il futuro del franchise, almeno dal punto di vista cine-televisivo. Questo film rappresenta, da un lato, il punto di arrivo di un percorso iniziato anni fa con la serie su Disney+, ma dall’altro anche un nuovo punto di partenza. Alla regia troviamo ancora una volta Jon Favreau, che ha accompagnato questo progetto fin dall’inizio e che, in una recente visita guidata ad un magazzino pieno zeppo di scenografie e altre memorabilia, insieme ad Adam Savage, ha lasciato intravedere qualcosa del lavoro fatto dietro le quinte.

La scelta delle location in The Mandalorian and Grogu

Uno degli aspetti più curiosi riguarda la scelta delle location. Per la prima volta, infatti, una produzione di Star Wars è stata girata interamente a Los Angeles. Non in studi qualsiasi, ma all’interno delle storiche Quonset huts, in un’area conosciuta come Thunder Alley, un luogo legato alla stagione d’oro dell’aviazione americana. Qui, dove un tempo Howard Hughes costruiva i suoi velivoli, è stata ricreata un’atmosfera che sembra dialogare direttamente con l’idea originaria di George Lucas: un universo vissuto, concreto, fatto di metallo, usura e ingegneria visibile.

La tecnologia incontra la tradizione

Nonostante questa voglia di tornare alle origini artigiane della produzione, anche sul piano tecnologico il film segna un’evoluzione interessante. Dopo aver reso celebre il “Volume” – quella parete LED che ha cambiato il modo di girare la serie – Favreau ha deciso di usarlo in maniera più mirata. Non tanto come sfondo digitale totale, quanto come strumento per generare luce reale, riflessi credibili, interazioni fisiche con gli oggetti in scena.

È un cambio di approccio sottile ma importante: meno spettacolo “virtuale”, più integrazione con ciò che è realmente costruito. Dietro questa macchina ci sono GPU Nvidia e tecnologie derivate dal mondo del gaming e della realtà virtuale. Addirittura, per la collaborazione a distanza con John Knoll (esperto di effetti speciali, vincitore del premio Oscar nel 2007 con il film “Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma”), si è arrivati a usare dispositivi come Apple Vision Pro, trasformando le riunioni creative in vere e proprie esperienze immersive.

I set reali e gli effetti speciali pratici

Ma la vera anima del progetto sembra essere qualcosa di più antico. Favreau ha insistito molto sulla costruzione di set fisici, tangibili, percorribili. Dopo anni in cui i tempi televisivi imponevano compromessi, qui la produzione ha potuto permettersi una pre-produzione lunga e meticolosa. Questo si traduce in dettagli che faranno la felicità dei fan più attenti: frammenti della Stazione Tosche mai visti prima, componenti di caccia TIE riutilizzati come elementi scenografici, ambienti costruiti con quella logica di riuso creativo che appartiene alla tradizione della Industrial Light & Magic.

È il ritorno del cosiddetto kit-bashing, quella tecnica quasi artigianale che consiste nell’assemblare oggetti diversi (pezzi di modellini, componenti industriali, parti meccaniche) per creare qualcosa di nuovo e credibile. Una pratica che affonda le radici nei primi film e che qui viene recuperata con consapevolezza, quasi come una dichiarazione d’intenti.

Le creature in The Mandalorian and Grogu

Lo stesso discorso vale per le creature. Grogu, che inizialmente era pensato come semplice riferimento per la CGI, è diventato negli anni un pupazzo sempre più sofisticato, realizzato da Legacy Effects, fino a essere utilizzato nella maggior parte delle scene. La scelta non è solo tecnica, ma emotiva: la presenza fisica cambia il modo in cui gli attori interagiscono. Non a caso Werner Herzog, già ai tempi della serie, aveva insistito perché non venisse sostituito con effetti digitali.

Accanto a lui tornano anche gli Anzelliani, minuscoli e complicatissimi da gestire, al punto da richiedere set costruiti su misura, con pannelli rimovibili e interi team di burattinai nascosti sotto il pavimento. In alcuni casi, per ottenere il risultato desiderato, si è fatto ricorso a riprese multiple in motion control ed è stato richiesto l’aiuto di una leggenda degli effetti speciali: Phil Tippett, coinvolto per una sequenza in stop-motion che promette di essere uno dei momenti più particolari del film.

La realizzazione della sceneggiatura

Dal punto di vista narrativo, The Mandalorian and Grogu sembra voler ampliare il proprio respiro. Se la serie si muoveva chiaramente tra suggestioni western e samurai, qui si intravedono nuove influenze: atmosfere più cupe, quasi da neon noir, che ricordano Blade Runner, ma anche un ritorno alla space opera più classica, con echi di Flash Gordon. Allo stesso tempo, Favreau ha più volte ribadito un obiettivo preciso: rendere il film accessibile anche a chi non ha seguito ogni episodio della serie e al centro resta la relazione tra Din Djarin e Grogu, che continua a essere il cuore emotivo della storia.

Naturalmente non mancheranno i collegamenti con il resto dell’universo di Star Wars e in particolare con quello che è stato definite Mando Verse. Il film dovrebbe lasciare tracce che porteranno direttamente alla seconda stagione di Ahsoka e ai progetti futuri guidati da Dave Filoni, ma senza trasformarsi in un semplice capitolo di passaggio.

Se c’è un’impressione che emerge dalla chiacchierata con Jon Favreau, è quella di un equilibrio cercato con attenzione. Da una parte la tecnologia più avanzata mai utilizzata in Star Wars, dall’altra il desiderio quasi ostinato di tornare a qualcosa di concreto, imperfetto, “toccabile”. The Mandalorian and Grogu sembra essere permeato da quella tensione: tra innovazione e memoria, tra futuro e artigianato.

Guarda l’intervista e lo speciale di Adam Savage con Jon Favreau sul set di The Mandalorian and Grogu

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