Star Wars Identities – Storia di un viaggio improvvisato

L’idea

La voglia di visitare la mostra in questione era tanta già dalla sua prima apparizione europea a Lione.

La voglia di visitare la mostra in questione era tanta già dalla sua prima apparizione europea a Lione (se non sbaglio) ma come sempre i tanti impegni, la pigrizia e la scarsa coordinazione con i nostri soci non ci aveva mai messo nelle condizioni di concretizzare il tutto, finché un bel giorno si incastra la combo.

Facciamo uscire un articolo dedicato alla mostra sul nostro sito, @ilmemmy in chat lancia la palla, io e @cello rispondiamo positivamente, poi @ilmemmy causa sfiga imprevista si tira indietro, nel frattempo si svincola @obiwankegigi.

Il team è fatto, si parte, non resta che prenotare i biglietti.

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La pianificazione

Dovevamo agire d’istinto.

La scelta della data è sempre la cosa più difficile, a Monaco la mostra sarebbe terminata nel giro di dieci giorni (troppo presto per organizzarci) mentre per Londra non se ne sarebbe parlato fino al 18 novembre (troppo tardi per la nostra fotta). Dovevamo agire d’istinto. Scegliamo Monaco, il sabato prima della chiusura.

Scatta subito la ricerca del volo, ma i prezzi erano già proibitivi perciò butto lì l’idea del treno, c’è una tratta fighissima con le cabine letto che parte alle 00:00 da Bologna e arriva a Monaco alle 6:30 del mattino; se partiamo venerdì sera, al sabato mattina siamo freschi e riposati per affrontare la giornata.

L’idea piace…a troppa gente purtroppo…i treni sono già tutti full.

Perdiamo un giorno e mezzo nello sconforto, intanto i biglietti per entrare alla mostra calano (non di prezzo) di giorno in giorno.

A sette giorni dalla data X, @cello ha un colpo di genio: l’autobus! Spesa modica e le tempistiche sono quelle del treno, dilatate di un 30%. Verifichiamo la disponibilità dei posti e gli orari. Tutti d’accordo. Prenotiamo.

Si lo so, state pensando tutti:

Branco di idioti, ma perché non fate una macchina?

La macchina l’abbiamo tenuta come piano B in quanto:

  1. Nessuno aveva voglia di guidare tutta la notte, specialmente dopo una giornata di lavoro (venerdì);
  2. Stiamo andando a Monaco di Baviera, il pensiero collettivo era: “non esiste che io non beva perché devo guidare fino a casa la sera dopo!”;
  3. Il viaggio era al risparmio, pertanto viaggiando di notte evitavamo i costi del pernottamento
  4. Ultima, ma molto, molto importante, la domenica dovevamo tassativamente essere a casa, clausola fondamentale per ottenere la concessione da parte di mogli/genitori/nonni/figli/parentame vario.

Flixbus

Chi di voi ha mai sentito parlare di Flixbus?

Chi di voi ha mai sentito parlare di Flixbus? Io mai, prima di intraprendere questo viaggio con i miei soci. Ve la faccio breve, qualche anno fa tre giovanotti tedeschi si sono accorti che per andare a lavorare invece dell’auto si potevano usare anche gli autobus, così decidono di mettere su una compagnia di trasporti usando tecnologie all’avanguardia come app per il telefonino e segnalatori GPS, morale della favola, in poco tempo schiacciano la concorrenza rimasta al sestante per le rotte dei mezzi e ai piccioni viaggiatori per comunicare con i loro utenti.

Oggi sono la compagnia di bus con la rete più vasta d’Europa. In soli tre anni. Bravi. Se siete in ascolto vi faccio anche pubblicità, toh flixbus.it

Il viaggio

L’andata prevedeva la partenza da Cesena alle 19:45 di venerdì 14 ottobre, arrivo a Verona alle 22:20 cambio bus con ripartenza alle 00:25 e arrivo a Monaco alle ore 07:10 di sabato 15 ottobre. Tempo totale del viaggio: 11 ore e 25 minuti di cui 9 ore e 20 minuti col culo sul sedile di un bus.

La realtà dei fatti: il bus delle 19:45 è arrivato in ritardo di 50 minuti, se non fosse stato per l’app che lo segnalava, dopo quaranta minuti saremmo andati tutti a casa per mettere in atto il piano B (vedi capitolo della pianificazione).

Alla fine il bus era anche comodo, ma le prese di corrente millantate nella pagina internet con tutti i servizi forniti da Flixbus, erano assenti e la connessione wifi aveva statistiche abbastanza divertenti, inoltre, ciliegina sulla torta, tutti i servizi di streaming erano bloccati, pertanto ciao a Netflix e a tutte le altre app che ci avrebbero aiutato a passare il tempo sul bus.

Poco male, la prima tratta è corta, in un paio d’ore arriviamo a Verona.

A Verona non piove, diluvia. La fermata è a 300m dalla stazione… sull’argine di un fiume… senza marciapiede… senza un lampione.

Veniamo scaricati in un’aiuola, sotto a un salice, accanto a un cartello verde con scritto Flixbus. Ci dirigiamo verso la stazione con @Cello che brontola perché in 3 abbiamo guardato le previsioni di Monaco ma nessuno si è preoccupato di guardare quelle di Verona.

Arriviamo inumiditi in stazione, non facciamo in tempo ad uscire dal cesso che sentiamo un’eco rimbombare per tutta la stazione: “Go aut, stescion clos!” 10 secondi e il guardiano ci butta fuori assieme agli extracomunitari che campeggiavano nel corridoio.

Ora non so quanti di voi siano mai stati alle 23:30 in stazione a Verona, ma vi assicuro che nel raggio di 1 Km l’unico segno di attività che potrete trovare sarà un Kebabbaro che sta dando lo straccio prima di chiudere, pertanto anche noi ci adattiamo all’ambiente e ci barbonizziamo in un angolo del tunnel che porta ai binari in attesa di tornare sotto al salice per prendere il bus.

La tratta Verona-Monaco somiglia molto ad un viaggio della speranza: i sedili sono piccoli e scomodi, non ci sono posti vuoti, due terzi dei passeggeri sono extracomunitari e la biondina febbricitante nel sedile davanti al mio non ha smesso di tossire per tutto il viaggio.

Fortunatamente la stanchezza stava prendendo il sopravvento quindi l’ultima cosa che ricordo della partenza, sono le grida di una signora che voleva a tutti i costi salire sull’autobus e il conducente che continuava a spiegarle che serviva un documento valido per andare all’estero…

Monaco

È l’alba, un po’ di vento fresco ci accompagna fino alla stazione ferroviaria, studiamo la mappa dei trasporti, facciamo un biglietto giornaliero, un occhio a Foursquare e partiamo alla volta del Gaststatte Grossmarkethalle per fare colazione come si deve.

Entriamo, il locale è tutto in legno, arredato con lo stile da locanda bavarese, ad accoglierci quattro donzelle non più giovanissime vestite perfettamente a tema, ci portano al tavolo e ci dicono di fare presto perché a partire dalle 10:00 tutti i tavoli sono prenotati, detto fatto, ordiniamo 3 colazioni tipiche a base di Weißwurst e Pretzel e una bionda media in onore dell’Oktoberfest appena passato.

Per nulla appesantiti (LOL) ci avviamo verso il centro, dato che la prenotazione per Star Wars Identities era per le 17:30, ci rechiamo in pellegrinaggio nei luoghi di culto, tappa numero 1:Obletter, il negozio si sviluppa su due piani, il piano terra è ben rifornito ma il meglio lo da il piano interrato, dove la varietà di giocattoli disponibile si triplica rispetto al piano terra.

Ci dirigiamo nella zona Star Wars e passo due foto via Whatsapp al nostro Presidentissimo @robyrani chiedendogli se fosse interessato a qualcosa… non arriva risposta. Perdiamo un po’ di tempo a sbavare in giro notando quanto i giochi da tavolo costino decisamente meno rispetto all’Italia e quanto spazio gli viene dedicato all’interno del negozio al contrario dell’Italia.

Tappa n. 2: Galeria Kaufhof andiamo dritti al terzo piano, quello dei toys, le ottime offerte sui Lego fanno vacillare il mio portafogli, se a Monaco ci fossero stati dei Coin Locker in zona stazione avrei comprato il villaggio Ewok in mega sconto, ma il pensiero di doverlo portare in giro tutto il giorno e il conto corrente quasi in rosso hanno avuto la meglio.

Nel frattempo mi arriva la risposta di @robyrani che mi dice di comprare tutto quello che c’era in foto, gli rispondo che ormai sono già altrove e che non avevo modo di tornare da Obletter… Molti di voi probabilmente avranno sentito l’eco del suo grido di disperazione perdersi in tutte le valli che circondano la Pianura Padana.

Tappa n. 3: LEGO Store sulla scia dell’entusiasmo dettato dai lego in sconto visti nella GALERIA Kaufhof ci rechiamo al Lego Shop. Qui la tentazione è troppo forte e @obiwankegigi, che aveva molto più posto di me nello zaino, decide di comprare, io compro una roba micro per placare la scimmia che ormai aveva piantato le unghie nella mia spalla con l’intento di regalarla a @robyrani, poi gli mando la foto per sapere se gli interessa.

Tappa n. 4: un negozietto del cazzo di robe nerd all’interno dello stesso centro commerciale dove c’era il Lego Shop, qui le nostre scimmie hanno preso il sopravvento, scatta l’acquisto compulsivo di cazzate varie (tipo che io ho preso una borsa a tracolla come quella di Chewbacca) con la scusa di fare regali a mogli/genitori/nonni/figli/parentame vario consapevoli che fosse una menzogna.

Rientriamo, con l’intento di andare a bere una birra prima di avviarci verso l’Olympiahalle. In centro è pieno di bancarelle con anche le più improbabili esposizioni, il premio “miglior bancarella 2016” lo ha vinto a mani basse il tizio delle pompe  funebri, che per attirare l’attenzione esponeva un vecchio calesse con il vano per la cassa da morto aperto sul retro.

In fondo a Marienplatz c’è un palco con un gruppo intento a suonare musica folk, che grazie alla lingua tedesca, all’orecchio risulta praticamente metal. Ci dirigiamo verso la Hofbräuhaus, entriamo e veniamo circondati dal caos: 5 o forse più saloni, più il giardino e una terrazza gigante, pieni di tavoli, pieni di gente, musica dal vivo e pavimento a strappo dalla troppa birra caduta in terra (sperando fosse solo quella).

Ci sediamo nel giardino. Io ordino un litro di birra. Nel frattempo mi arriva la risposta di @robyrani che mi dice di comprare il lego che avevo fotografato, gli rispondo che ormai sono altrove e che non avevo modo di tornare al Lego Shop… l’ho fatto solo per voi, per farvi risentire l’eco di @robyrani nelle valli.

Si fa l’ora X, andiamo alla mostra (vedi sotto) e poi rientriamo con un po’ di ritardo verso il centro, l’intento  è quello di mangiare un boccone al volo prima di tornare alla stazione degli autobus. Anche in questo caso Foursquare ci aiuta a trovare un posto ideale: Hans im Gluck, una catena di fast food con ottimi hamburger e a prezzi modici, se vi interessa questo è il link. Finita la cena, due passi per tornare alla stazione dei bus e poi il viaggio di ritorno, dove Flixbus si riscatta fornendo autobus degni di nota e con tutti i servizi dichiarati, funzionanti.

Star Wars Identities

Rispondo subito alla vostra domanda: la mostra è ottima! Sotto molti punti di vista.

Al momento della prenotazione dei biglietti (che in Germania era stata affidata a Eventim.de, un portale abbastanza merdoso e per il quale ho lasciato anche una recensione negativa, maledetti!) la prima cosa che saltava all’occhio erano i posti limitati per  fascia oraria, come  se fosse uno spettacolo che andava in scena ogni quarto d’ora.

Ne prendiamo atto e prenotiamo per le 17:30, 3 posti, con la promessa intrinseca di fare una strage nel caso ci stessero davvero facendo fare 1400 Km tra andata e ritorno per 15 minuti di spettacolo.

La seconda cosa che saltava all’occhio era la possibilità di prendere a prezzo maggiorato dei “Fan Ticket” ovvero dei biglietti stampati ad hoc con le immagini promozionali della mostra, che noi abbiamo prontamente prenotato e che non abbiamo mai avuto perché le spedizioni di tali biglietti non erano previste per l’Italia (qui due colpi sono partiti).

Una volta davanti all’Olympiahalle ci fiondiamo alle casse per sapere se c’era modo di convertire il nostro biglietto stampato in ufficio con uno scintillante Fan Ticket, la risposta è chiara e inequivocabile: no. Passiamo oltre e ci mettiamo in fila all’ingresso, siamo leggermente in anticipo rispetto all’orario della prenotazione, infatti quando arriviamo davanti alla porta il tizio ci fa mettere da parte e ci fa aspettare il nostro turno. Si fa l’ora, entriamo. Ci obbligano a passare dal guardaroba per spillarci qualche altro euro, scendiamo due rampe di scale e siamo dentro.

L’audioguida è obbligatoria e fortunatamente gratuita, inoltre ci forniscono un braccialetto con tag di riconoscimento che servirà per attivare tutte le sezioni interattive della mostra.

Il percorso inizia con una presentazione video della quest che dovrete completare lungo la mostra, ovvero trovare la vostra identità all’interno dell’universo di Star Wars. La voce narrante si attiverà ogni volta che sarete in procinto di affrontare una scelta, illustrandovi le varie opzioni e motivandole tramite le azioni dei protagonisti della saga.

Molto interessanti (per i fan non accaniti saranno gustose novità) sono i racconti di alcuni aneddoti riguardanti la creazione dei personaggi, come la nascita del concept di Chewbacca o l’evoluzione del personaggio di Han Solo dalla prima stesura della sceneggiatura fino alla versione definitiva.

Una volta superati i dieci hotspot dove effettuare le scelte ed aver attraversato tutta la mostra, arriverete nell’ultima sala,  qui potrete finalmente visualizzare il vostro alter ego starwarsiano; ogni decisione che avrete preso influenzerà la raffigurazione finale del personaggio quindi, scegliete con cura! Nel caso durante il percorso abbiate dei ripensamenti, nessun problema, ripetete lo step il sistema registrerà l’ultima scelta che avrete fatto. Nel caso invece l’identità che avete creato non vi soddisfi, potete tranquillamente tornare all’inizio della mostra, inizializzare nuovamente il tag e ripetere tutti gli step.

Warning! Lo step numero 8 è il più lungo e complesso, pertanto approcciatelo con intelligenza o vi troverete davanti un’orda di bambini che vi faranno fare minimo mezz’ora di fila.

Al termine del percorso l’immancabile shop, che ahimè era praticamente vuoto. Mi metto il cuore in pace, infondo siamo in orario di chiusura e il periodo di esposizione terminerà 2 giorni dopo, il fatto che non sia rimasto molto materiale da comprare è effettivamente lecito. Mi accontento della versione deluxe del libro della mostra e esco all’aria aperta.

Tirando le somme posso dire che l’emozione nel vedere con i propri occhi i costumi, gli oggetti di scena e i modelli scolpiti di alieni e astronavi utilizzati nei vari film, non è cosa facile da descrivere, le foto in parte aiutano ma il gusto di averli davanti è ben altra cosa.

La parte interattiva inoltre, aiuta a contestualizzare molto del materiale esposto, in particolare i concept e i vari bozzetti, fornendo all’esperienza in generale quel qualcosa in più che serviva effettivamente per non risultare la solita esposizione di oggetti di scena.

Il mio consiglio è: Visitatela! Magari organizzandovi per tempo e senza disperdere energie inutili durante il viaggio… non come hanno fatto tre pirla di Ravenna.

Gabriele Galli

da: LegaNerd

 

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