RecensioniAndor - La recensione Empira dei primi 6 episodi

Andor – La recensione Empira dei primi 6 episodi

Andor è arrivato al mid season finale, di seguito potete la recensione della redazione di Empira.


Andor, la recensione Empira dei primi sei episodi della serie

ATTENZIONE! LE RECENSIONI CONTENGO SPOILER

Fabio Pupin

Siamo a metà della prima stagione di Andor.

…Ma che cos’è Andor, se non un apostrofo cupo tra le parole Star e Wars?

Capiamoci, è tutto formidabile. Scritto e pensato bene. Qualunque comparto si prenda in esame ha, finora, svolto il suo compito con una lucidità che non ha paragoni con le recenti esperienze di The Book of Boba Fett e Obi-Wan Kenobi. 

Siamo ancora lontanissimi da A New Hope e si vede.

Da una parte c’è l’Impero. A renderlo credibile è la volontà di potere, la burocrazia come forma di sopruso, l’efficienza cinica con cui viene rappresentato. C’è semplicemente il business di ordine e disciplina, che sono princìpi manageriali, mica ideali. Se non per i bamboccioni come Syril Karn, che ha ancora le action-figure nella cameretta a casa di mamma. Si sveglierà anche lui, vedrete.

Dall’altra ci sono i ribelli. Di quelli che organizzano le rapine di autofinanziamento, altro che principesse di Alderaan. Le motivazioni sono viscerali. Non hanno nulla da perdere a far saltare per aria tutto, si chiama sopravvivenza. Sono spietati per necessità, ma pur sempre spietati. Non hanno ideali e il manifesto politico è ancora una bozza nelle mani di un ragazzino. Né santi Jedi né eroi.

In mezzo c’è tutto il resto dei miserabili che vivono nella galassia, senza troppa soluzione di continuità: sbirri con la divisa pronta per gli abusi, impiegati che aspettano le cinque, pezzenti che pensano solo ai soldi, traffichini, operai, straccioni, ladri e puttane.

Andor, che è uno di loro, più che protagonista è testimone. Non è l’eroe che guida gli eventi. Ci rimane coinvolto, ma non ci crede

Se, almeno in parte, questa maturità si era già letta in alcune cosiddette “opere minori” – romanzi, perlopiù – ancora non si era vista. Andor fa sembrare Rogue One quasi un film disneyano. E non è necessariamente un complimento. Quello dipende da cosa cercate in Star Wars. Se avevate bisogno di ricordarvi che anche i maledetti nazisti sono esseri umani e non streghe cattive e, viceversa, che essere oppressi non vi rende belli e bravi (certo, sarebbe tutto ben più comodo per la coscienza), allora questa è la serie che fa per voi. Se volevate l’avventura, la meraviglia e un po’ di (sano) escapismo dovrete aspettare. “Rebellions are built on hope” ma non è una passeggiata.

Marco Puglia

Finalmente ci siamo, Andor è il prodotto che stavo aspettando e che gli appassionati di Star Wars si meritano!!! Sono lapidario, lo so, e anche molto convinto di quello che sto dicendo, almeno per quello che riguarda il mio punto di vista.

Prima dell’uscita di questa serie, fantasticavo su quello che potesse essere: immaginavo una narrazione simile a quella vista in Rogue One (tutto sommato il protagonista era praticamente lo stesso), speravo in un racconto sporco, che affondasse le mani nel sottobosco della ribellione e ne tirasse fuori tutte le contraddizioni, che mostrasse, anche visivamente, i bassifondi di luoghi come Coruscant (avevo in mente il videogame mai uscito, 1313, e la prima volta che ci hanno mostrato Cassian Andor). Volevo, insomma, una serie che si rivolgesse a un pubblico adulto.

Poi, dopo un posticipo di circa un mese, la serie è arrivata, con un primo rilascio di tre episodi che ha coperto il primo arco narrativo, ed è stato amore a prima vista.

Già dalla prima scena l’atmosfera mi ha convinto: notte, pioggia, luci dei lampioni e il nostro protagonista che cammina verso il suo destino. Bassifondi di una città, ingresso in un bordello e un epilogo duro e violento per dirci subito chi è Cassian Andor, anche se ancora lontano da quello visto in Rogue One.

Poi il parallelo con la sua storia di bambino e il racconto di come la sua vita è cambiata allora e come sta cambiando ora, nel presente. La narrazione è potente, a tratti oscura e coinvolge altri personaggi che non sono solo comprimari, ma sono parte attiva della storia.

I dialoghi sono molto intensi, centrati ed equilibrati come quello tra Cassian e Brasso in cui il nostro protagonista chiede di essere coperto e l’amico non solo accetta, ma aggiunge colore al racconto per renderlo più credibile.

Ed è proprio la credibilità una delle caratteristiche di questa serie che mi ha colpito di più, l’estrema attenzione ai dettagli e ai particolari che hanno lo scopo di rendere il tutto molto realistico, ma anche perfettamente compatibile con il periodo in cui venne immaginato il futuro di Star Wars: gli anni ’70-’80 con il design classico delle strutture e dei dispositivi. Ma il realismo non è solo negli oggetti, lo vediamo anche nel tentativo, fino a ora assolutamente riuscito, di raccontarci una certa quotidianità nella vita dei nostri personaggi: il rientro a casa di un ufficiale degradato, la vita agiata di un importante membro del senato, ma anche le dinamiche all’interno dei corpi militari.

Il secondo arco narrativo, composto sempre da tre episodi, aggiunge altri temi al racconto di Andor, vediamo il formarsi dell’odio per l’impero, originato da motivazioni diverse, ma che porterà, qualche anno dopo, alla ribellione che ben conosciamo. In questo presente ci sono diversi gruppi che si oppongono al nuovo potere dell’imperatore, gruppi scollegati e anche molto violenti, ma che alcuni personaggi nell’ombra cercano di unire in qualcosa di più grande.

Anche in questi nuovi episodi la narrazione è scandita da eventi in parallelo, non più su due linee temporali, ma su luoghi diversi, da un lato l’azione di un gruppo eterogeneo di ribelli sul pianeta Aldhani e dall’altro gli intrighi politici, con il personaggio di Luthen, magistralmente interpretato da Stellan Skarsgård, nella capitale Coruscant. Sullo sfondo, ma altrettanto importante per la narrazione, l’impero, tra ufficiali, servizi segreti e soldati semplici.

Di nuovo il realismo è protagonista. Le azioni di guerra sembrano quasi tratte da un documentario e i dettagli, impreziositi da citazioni ed easter egg, rendono tutta la storia vera e, ancora una volta, perfettamente integrata nell’universo di Star Wars.

In definitiva una serie condotta magistralmente sotto tutti i punti di vista, sceneggiatura, regia, fotografia, montaggio, prove attoriali, scenografie, un mix di tutto quello che un appassionato come me di Guerre Stellari vorrebbe vedere in un prodotto cine-televisivo.

Voto finale: 9

Rebecca Micol Sergi

Andor… e chi lo avrebbe mai detto?

Una serie dapprima “presa di mira”, in maniera scanzonata, per i biblici tempi di girato e post-produzione; poi una serie certamente attesa, ma con altre decisamente prioritarie, mentre di questa già si conosce il finale; ora, la più grande sorpresa di Star Wars degli ultimi anni.

E sì, qualcosa di addirittura più sorprendente di The Mandalorian, che ha comunque tra le sue caratteristiche fondamentali una forte dose di fanservice.

Qui tutto è inedito; dove un finale inciso nella pietra è già stabilito, tutto il resto della storia è da conoscere. Con un tono più adulto, come già accennato in Rogue One, si dispiegano pianeti, eventi, personaggi che rappresentano la parte più vera e cruda della Ribellione: dove l’Impero vede concretamente dei terroristi minacciosi, dove si rischia la vita quotidianamente e non ci sarà qualche mano più potente o la Forza a salvarti. Dove gli spin-off di Star Wars, amati o odiati che siano, finalmente trovano la loro piena giustizia dopo anni di maturazione.

E siamo solo a metà stagione! Che sorpresa sarà il finale!

Davide Triglia

Le prime 6 puntate di Andor rappresentano una svolta per le serie tv di Disney+ in quanto oltre ad avere una longevità superiore alle altre serie, è notevole la differenza tecnica e la  struttura con la quale è gestita la serie. I personaggi sono ben caratterizzati dal primo all’ultimo, dando quel senso di insicurezza senza mai sapere di chi puoi effettivamente fidarti.

La strategia con la quale suddividono gli archi narrativi (3 puntate l’uno) è molto convincente e funziona benissimo poiché anche le puntate di “preparazione” riescono tranquillamente a coinvolgere lo spettatore. Per quanto riguarda l’aspetto visivo nulla da dire, solamente applausi, la 6° puntata, con il fenomeno dell’occhio  tocca il punto più alto di tutta la serie per il momento, che sarà difficile da battere, se continua a questi livelli Andor ha tutte le carte in regola per competere con serie TV del calibro di The Mandalorian e Kenobi.

Roby Rani

Andor è senza alcun dubbio il miglior prodotto targato Star Wars dell’era Disney, si anche di The Mandalorian.


C’è da fare però un distinguo importante ormai chiaro per tutti, il target di queste serie TV.
Il Mando è un prodotto per tutti e lo vediamo dall’entusiasmo scatenato traversalmente dal piccolo Grogu e dalla vendita dei relativi gadget ma è anche un prodotto di una qualità narrativa non al top, e non credo ambisca ad esserlo.


Ha un ottimo ritmo ed emoziona moltissimo con le sue mille citazioni e personaggi ritrovati in live action ma dal lato “scrittura” si perde spesso in soluzioni discutibili che richiedono un salto della fede che, fortunatamente, i fan di Star Wars non vedono l’ora di fare, io compreso. Andor invece ha stabilito un nuovo standard che definirei adulto. Si mostra cupo, selvaggio, spietato e senza quei tratti riconoscibili che la saga ha sempre usufruito per addescare il fan. Non si nomina mai la forza, i Jedi o una spada laser ma si scava profondamente nel significato dei due nomi che porta “Wars/Guerre” e “Andor”.


La scrittura, la recitazione, i dialoghi, le musiche, la fotografia, le scenografie, i costumi, la messa in scena, il montaggio e tutto quello che, solitamente, vediamo in serie come Game of Thrones o Breaking Bad, è di un livello altissimo con una cura del dettaglio e della messa in scena dei personaggi che non si era mai vista in un prodotto Star Wars, mai.
Nemmeno in Rogue One, anche se, è il chiarissimo ispiratore emotivo e di intenti della serie in questione.


Per un fan come me è una gioia per gli occhi, è un regalo immenso che mi commuove di gratitudibe. È come se la mia squadra del cuore avesse finalmente vinto il campionato del mondo… Che soddisfazione, finalmente.
C’è anche l’altro lato della medaglia che mi preoccupa, il lato oscuro di Andor: il suo arrivo su Disney+ subito dopo due serie personalmente disastrose (fatta eccezione per alcuni momenti) che ho notato aver divelto l’entusiasmo dai cuori di moltissimi appassionati di vecchia data stanchi di vedere il nome Star Wars maltrattato inspiegabilmente…


L’entusiasmo per la saga è, di nuovo, ai minimi storici e temo possa essere commercialmente un fallimento per questo tipo di prodotto fatto finalmente come dio comanda. Mi ricorda parecchio l’effetto “Solo: a Star Wars Story”, un film onestissimo e ben fatto bistrattato per motivi futili e spesso gratuiti derivati da una rabbia scatenata dalla scadente gestione della saga degli Skywalker.


Soffro nel vedere un prodotto come Andor etichettato come “noioso” o “lento”, ma comprendo che non essendo il classico Star Wars in molti, anzi, in troppi hanno evitato la visione di questi primi 6 episodi.

Difficile fare una recensione dei primi 6 episodi, fatico molto a parlare di questi due archi narrativi conclusi, mi viene più facile insistere, ancora una volta, sulla qualità pazzesca legata ad un prodotto Star Wars e no, stavolta gli effetti visivi non mi interessano.

Manuel Bettuzzi

È molto raro che un prodotto riesca con la propria qualità a farmi cambiare punto di vista su qualche cosa a cui tengo particolarmente, Andor però ci è riuscito alla grande. 
Da bravo Millenial (sì sono giovane brò) sono cresciuto con la trilogia Prequel, con i suoi combattimenti frenetici e i continui collegamenti con il resto della saga. 

Anche per questo sono riuscito a godermi a pieno prodotti come Kenobi, Boba e Mando: un ritmo sempre molto alto, continui colpi di scena e grandi ritorni. Ma Andor? Andor è quel prodotto di cui non sapevo di avere bisogno. È una serie molto diversa dalle altre, completamente fuori dalla “comfort-zone” Star Warsiana: cruda, matura, spietata e pesante. Pesante sotto tanti aspetti, come i dialoghi che a volte pesano come macigni, o per il ritmo, che sicuramente non è quello dei suoi predecessori su Disney +, ma mamma mia… mamma mia come ho goduto con questi primi sei episodi. 

Tutto suona perfettamente in questa serie, come un’orchestra perfettamente diretta: regia, fotografia, scrittura, musiche, storia e personaggi. Uno di quei prodotti difficilmente criticabili tecnicamente e, se si sceglie di farlo, bisogna basarsi sulle proprie necessità personali, che non sono lontanamente attribuibili alla serie. 

I prodotti come questo sono rari nella Galassia di Star Wars, noi adulti non sempre possiamo sperare di mettere gli occhi su un prodotto così maturo. Non parlo soltanto dei temi trattati – come ben sappiamo ribellione e guerra, ma anche dei personaggi, delle loro azioni, che spesso risultano spietate e vanno raccontarci una ribellione disposta a tutto per sfuggire alla stretta dell’Impero e salvare la Galassia; I morti, ad esempio,  che queste puntate si sono lasciate alle spalle pesano diversamente che quelli delle altre serie, sono morti silenziose, veloci, quasi “anonime” che raccontano come durante queste battaglie sia facile morire e che non tutti possono contare su una Spada Laser o un’armatura in Beskar. Si potrebbe definire molto “umana” come serie, mostra la fragilità emotiva e fisica dei personaggi continuamente, trasmettendo allo spettatore un senso di ansia e di oppressione davvero potente. Questo avviene anche grazie alla registrazione magistrale degli attori che hanno partecipato al progetto, che regalano un’interpretazione di altissimo livello e credibilità, altra cosa (purtroppo) rara nella nostra saga. 

Sono davvero felice che ogni serie Star Wars abbia una propria identità, e sono ancora più felice che Andor abbia QUESTA identità, che si dimostri il degno predecessore di Rogue One. 

Queste sei puntate sono state un crescendo magnifico che si è concluso con un episodio straordinario che lascia davvero tanta speranza per i prossimi in arrivo. 
Nella mia testa non posso far altro che ripetermi “manca poco a febbraio”, il bambino che è in me scalpita per Mando 3 e forse ancor più per Ahsoka, ma l’adulto gode estremamente ogni mercoledì grazie ad Andor. 


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