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[Recensione] The Book of Boba Fett – Chapter 3: THE STREETS OF MOS ESPA

Ecco la nostra recensione per il terzo capitolo della serie The Book of Boba Fett: The Streets of Mos Espa.


The Book of Boba Fett – Chapter 3: The Streets of Mos Espa, ecco le recensioni di Empira

Prima delle nostre recensioni vi lasciamo i link per gli ulteriori approfondimenti di questo terzo capitolo di The Book of Boba Fett

ATTENZIONE! LE RECENSIONI CONTENGONO SPOILER!

Claudio Rossetti

Ed eccoci finalmente alla terza puntata di The book of Boba Fett, praticamente siamo già a metà stagione ovvero un punto cruciale per ogni serie, un episodio tanto importante quanto pieno di cose ma sarà riuscito a convincermi?

Ve ne parlo subito.

La risposta è uno “sni” che tende al no. Si apre con un commerciante d’acqua che praticamente riassume il pensiero di molti fan, ovvero nessuno porta rispetto al nuovo Damyo di Mos Espa. Boba, che dovrebbe – quanto meno – infuriarsi al sentire tali parole, sembra invece impassibile, a differenza della sua fedelissima Fennec. A questo punto mi domando una cosa: possibile che Boba Fett sia stato più fedele al personaggio nell’episodio della seconda stagione di The Mandalorian – La Tragedia che in 3 degli episodi dedicati interamente a lui?

Con questo pensiero stampato in testa proseguo l’episodio quando a un certo mi vengono sbattuti in piena faccia una sorta di Power Rangers versione Star Wars con delle vespe truccate luccicanti. Delle vespe truccate e luccicanti su Tatooine?

Scusate ma sono l’unico che, visto anche come era stato riportato nei vari film, si era immaginato questo pianeta come un covo di feccia? E sono sempre l’unico che voleva Boba Fett come un signore del crimine spietato e cattivo e pieno di odio, una sorta di Don Corleone misto a John Wick di Mos Espa?

Continuo e mi ritrovo con una delle cose che più mi hanno interessato ovvero lo scontro con Black Krrsantan, a dir poco epico devo ammetterlo, ma anche qui ad un certo punto arrivano in suo soccorso i Power Rangers… Black Krrsantan, che chi lo conosce sa quanto è forte e spietato, si fa sottomettere da dei ragazzini, posso capire da Boba ma da dei ragazzini vagabondi che rubavano le scorte d’acqua a un commerciante? Qui si capisce quanto ci sia di sbagliato in questa serie. Secondo il mio modesto parere, ovvero il non riuscire a dare ai personaggi che sono sempre stati caratterizzati in maniera forte e molto delineata, la loro personalità; questa è la cosa più sbagliata secondo me, oltre al fatto che anche la storia sembra non decollare mai.


Non voglio mentire ne a voi ne a me stesso, probabilmente le mi aspettative erano troppo alte. Ma d’altronde dopo le stagioni di Mando e dopo Visions sembrava davvero che la Disney o chi per loro avessero capito la strada da prendere e di conseguenza mi sarei aspettato molto di più o comunque uno studio maggiore del personaggio che lo avrebbe portato dignitosamente in questa serie.

Mi dispiace, perché certe idee come inserire nella serie Black Krrsanta, i gemelli Hutt e il Rancor che gli hanno regalato verrà utilizzato in qualche episodio), non sono secondo me da buttar via, erano solo da sviluppare meglio sia all’interno della serie che all’interno della cerchia dei personaggi che compongono la storia che, comunque, ancora deve finire. Voglio davvero sperare che non tutto sia perduto e che questi ultimi episodi siano una rivelazione, anche se a questo punto le aspettative sono davvero basse.

Marco Menegazzi “Il Memmy”

Boba sei tu? o forse dovrei dire Star Wars sei tu?

No.

Dopo una seconda puntata in grado di riaccendere il fuoco sulle braci lasciate da un primo episodio non all’altezza delle aspettative, lo show che fin’ora era stato trainato più dalla tribù Tusken che dallo stesso protagonista, fa nuovamente storcere il naso. I problemi sono molti e per uno show composto da 7 episodi, arrivare all’alba del 4 senza aver fatto breccia nel cuore degli appassionati (e non) è di per se il più grave. Ma entriamo nel dettaglio: l’episodio inizia con un siparietto tra l’auto-proclamatosi Daimyo e 8D8 il quale spiega più a noi che al padrone l’assetto della città e come il suo predecessore abbia unto le casse del sindaco Mok Shaiz per mantenere il suo status. La figura di Boba è sia in questo che nel successivo dialogo con Lortha Peel, caratterizzata da una mancanza di personalità che si riperquote in una mancanza di rispetto da parte degli abitanti del suo stesso “feudo”. Mentalmente ho paragonato la scena a quella iniziale de Il Padrino dove a Don Vito Corleone viene chiesto di ripulire un onta d’onore; a differenza di questa scena, dove il richiedente è in costante soggezione di fronte al proprio padrino il quale concede il favore solo dopo una completa sottomissione da parte dell’uomo, qui il dialogo con il mercante d’acqua mi ha dato l’idea che Lortha Peel fosse lì per prendersi gioco di Fett, sfruttandolo per risolvere un problema personale più che chiedendo un vero e proprio favore. E la sensazione di debolezza da parte di Boba Fett continua nel dialogo con la gang di ragazzini che lo sfottono apertamente, ricevendo come punizione l’assunzione a milizia personale.

Voglio soffermarmi sulla gang perché è il vero e proprio menhir tombale di questa puntata: completamente fuori contesto, personaggi di un CyberPunk 2077 che con Star Wars poco ha a che fare e che in pochi minuti diventano da ragazzini sfacciati a piccolo esercito del Daimyo. Si vedono in altre due scene della puntata: il combattimento con Black Krrsantan, a mio avviso molto approssimativo e confusionario con un Boba Fett in accappatoio a chiudere la scena e in quella che probabilmente diventerà il meme Star Wars dell’anno: l’inseguimento con le motocarrozzette cromate. Una scena piena di riferimenti messì lì proprio per distrarre dalla pochezza e dalla completa mancanza di velocità e brivido della scena. Una corsa “sfrenata” fatta di curve fatte con calma, morbidi atterraggi e culminata con Fett che atterra con il suo JetPack (allora funziona!!) a giochi fatti. Anche tutti questi riferimenti continui alla trilogia classica a mio avviso stonano, sono troppi, continui … sembrano urlare “ehi guardatemi sono Star Wars!!!” quando però di Star Wars lasciano solo il retrogusto.

Sul piano della storia, che inizia a delinearsi in uno scontro Fett/Pyke con sullo sfondo questo continuo riferimento alla mancanza d’acqua su Tatooine (il mare di sabbia dei Tusken, la natura “pescioide” dei Pyke, i continui riferimenti a Kamino, i furti d’acqua …) non mi sento ancora totalmente coinvolto sebbene sia il punto forte della serie. I Pyke non sembrano una minaccia così spaventosa, la “dozzina” di Pyke annunciati da Skad non sembrano un’invasione bensì una delegazione commerciale, ma visti i pregressi tra Fett e il sindacato direi che le slappe non mancheranno e forse saranno un espediente per arrivare a qualche comparsata shock.

In ultimo vorrei soffermarmi sul “Rancor Keeper”: personalmente avrei gradito di più vedere un cameo del buon vecchio Malakili (qui ci voleva il fanservice!) che un personaggio come Denny Trejo che si porta dietro una cazzutaggine costruita da una miriade di personaggi e consolidata con Machete. Siamo arrivati al punto in cui il signore del crimine ha meno carisma del rancor keeper, e dio non voglia che Trejo venga usato come “mentore” perché saremmo alla fiera del ridicolo.

Voto 5/10 meglio della prima puntata ma molto distante dalla qualità che mi sarei aspettato dopo the Mandalorian. E proprio con questo spunto concludo: Din Djarin è più Boba Fett di Boba Fett?

Davide Triglia

La terza puntata de The book of Boba Fett assume un ruolo propedeutico in vista di ciò che teoricamente dovrebbe arrivare. Ci prepara ad una imminente guerra in cui Boba si ritrova catapultato nel bel mezzo dando quasi l’impressione che sia una cosa più grande di lui. Infatti, per il momento non abbiamo ancora assistito ad un daino minaccioso e temibile come avremmo potuto credere, sembra quasi che stia gestendo la situazione più sulla difensiva. Diversamente da quanto ci aspettavamo, l’atteggiamento dell’ormai ex cacciatore di taglie pare, possiamo dire, più maturo, non cerca faide o scontri a viso aperto a meno che non sia costretto. L’unico vero obbiettivo che sembra stia cercando di raggiungere è il tanto ambito rispetto che possedeva il suo predecessore, Jabba. A mio parere eccetto alcune scene da evitare come il tanto discusso inseguimento, questa puntata non è da bocciare poiché ci mette su un trampolino di lancio verso la VERA serie su Boba, mentre gli episodi precedenti sono serviti più che altro ad introdurre il suo passato e il suo arrivo a Mos Espa. Dunque, promuovo la terza puntata sperando in una quarta più esplosiva e più esaustiva!

The Book of Boba Fett

Manuel Bettuzzi

Avevo promesso che avrei difeso questo episodio perché sono tante le cose buone che ci racconta, ma ancora una volta, le cose sbagliate sono in netta maggioranza.
Questa puntata ha gli stessi identici problemi della prima, uniti però a qualche sprazzo di sanità mentale del regista che in qualche modo riesce a raccontarci qualche cosa.
Robert Rodriguez si rivela il problema maggiore di questa serie: inquadrature a caso, scene degne dei peggiori meme del web, personaggi usciti da una sfilata di ZARA 2077 buttati in pasto a un clima totalmente Western, Big Foot che scappa a gambe levate… ma perché? Possibile nessuno riveda la puntata prima di metterla in onda? In alcune scene si intravede del compensato utilizzato per sostenere la facciata di una parete sul set, montaggio completamente sbagliato che mostra la partenza dell’inseguimento più brutto della storia in 3 scene differenti… insomma si potrebbe andare avanti per ore e ore, uniamoci un Boba Fett che dopo un momento di ripresa nella seconda puntata, torna a cadere nel baratro del buonismo più assoluto e mi risulta davvero impossibile difendere questo terzo capitolo.

Ci sono anche alcune cose che ho gradito: il combattimento con Black Krrsantan è decisamente coreografato bene e mostra la potenza del personaggio, il Rancor e la bellissima parte di lore che racconta il legame che queste creature creano col loro padrone, le musiche; tutto questo però continua ad essere – purtroppo – la minima parte della puntata.
Sono arrabbiato, deluso e incredulo. Dopo The Mandalorian non mi aspettavo errori simili, abbiamo praticamente raggiunto la metà della serie e ancora non sappiamo cosa ci stanno raccontando, dove vogliono andare a parare o cosa vuole realmente il personaggio. Come sempre la sufficienza la riceve, non riesco ad essere obbiettivo come vorrei e a dare il 4 che merita questa puntata (la prima meritava un 2); ora non si torna più indietro: siamo a metà stagione, la guerra è stata annunciata, il nemico ha un volto e un nome, serve solo Boba Fett. Ritornerà? Lo spero tanto, la serie può ancora ripartire ma non può più permettersi di sprecare altri episodi. Con la speranza che la prossima sia migliore e che sia l’ultima delle 3 puntate dirette da Rodriguez (così ce lo togliamo di mezzo) il fan sfegatato che vive in me non può fare a meno di sognare un Boba che cavalca un Rancor per le vie di Mos Espa facendo strage dei suoi nemici, succederà davvero? Speriamo.

Voto: 6,5

Marco Puglia

Montagne russe per Boba Fett! Terzo episodio che soffre molto dei problemi visti nel primo, anche se vediamo qualche piccola evoluzione nel tempo presente. Curiosamente, ma forse non tanto, la regia è sempre di Robert Rodriguez e questo potrebbe far pensare a un problema nel suo modo di narrare i fatti, con una messa in scena che risulta ancora una volta svogliata e superficiale. Tra l’altro possiamo notare anche errori nelle inquadrature, nell’uso della CGI e del sistema di riprese “Volume” che rendono questa serie un prodotto poco curato e a cui sembra sia stata data poca attenzione. L’impressione è quella di vedere un riempimento, con l’idea che tanto i fan lo avrebbero guardato lo stesso.

L’equilibrio tra passato e presente pende nettamente verso il presente, anche se con un minutaggio generale molto inferiore e questo, unito al fatto che siamo costretti ad aspettare ogni volta una settimana per l’episodio successivo, contribuisce a rendere il tutto molto difficile da digerire. Ma andiamo con ordine, con quello che mi è a piaciuto e quello che non ho gradito.

Lo scontro tra Boba Fett e Black Krrsantan (unico vero momento d’azione di tutto l’episodio), è messo in scena con dinamicità e una certa tensione. Sicuramente non siamo davanti a una coreografia perfetta, ma nel complesso è piacevole e di impatto. La speranza è che torni prima della fine della stagione.

Rimanendo sempre nel presente, la parte forse più riuscita, a pare mio, è l’arrivo del Rancor, portato in dono dai gemelli Hutt per Boba Fett; una creatura che si era già vista nel lontano passato cinematografico (per non parlare delle serie animate più recenti), accompagnata dall’attore feticcio di Rodriguez: Danny Trejo. Il racconto del guardiano è molto interessante e ci permette di capire di più su questa creatura, ritenuta spietata e permeata dal solo istinto primordiale, ma che invece si scopre essere più complessa e capace di emozioni (in realtà il pianto di Malakili avrebbe già dovuto farci pensare a qualcosa del genere).

Infine il breve racconto del passato è sicuramente molto intenso e cerca di colpire il cuore dello spettatore in particolare nella parte finale quando Boba Fett torna al campo Tusken e lo trova completamente distrutto. L’intento quindi è ottimo, ma viene raccontato con troppa frettolosità e con una mimica facciale di Tamuera Morrison che non rende completamente il pathos del momento.

L’evoluzione della storia, che ci lascia ben sperare per la seconda parte di stagione, sembra aver preso una direzione più definita, grazie all’ultimo scambio di battute tra Boba Fett e Fennec Shand. Si parla di guerra e di farsi trovare pronti e questa volta non ci sono scuse, forse è accettabile un ulteriore episodio di preparazione, ma il finale ci aspettiamo un finale col botto.

Lascio per ultimo il commento sulla scena più imbarazzante di tutto l’episodio e forse di tutto quello che si è visto fino a ora in Star Wars. Dobbiamo però partire un po’ prima, perché l’incredulità parte già con la presentazione di questo nuovo gruppo di personaggi che si uniscono a Boba Fett (tra l’altro con troppa semplicità).

Si tratta di un gruppo di ragazzi che abita nel distretto operaio, in cui, dicono loro stessi, è difficile trovare lavoro, ma curiosamente sono rappresentati impeccabili, nell’abbigliamento, negli innesti cyber e soprattutto nei mezzi di trasporto, speeder che sono palesemente una citazione del film Quadrophenia, ma che risultano troppo puliti e perfetti per essere credibili. Questi ragazzi avrebbero potuto essere una bella ventata di aria fresca, ma serviva più coerenza con il mondo in cui vivono, più sporchi, con parti meccaniche più grezze, così come le speeder sarebbero state più realistiche se fossero realizzate con pezzi presi da altri mezzi di trasporto, con ruggine e sabbia incrostata.

Una scelta incomprensibile, come la messa in scena dell’inseguimento tra questo gruppo e il maggiordomo del sindaco, una corsa tra le vie di Mos Espa che corsa in realtà non è per niente dal momento che la velocità percepita è quella di una bicicletta, con soluzione coreografiche al limite del ridicolo e una conclusione senza senso. Sono davvero molto arrabbiato per questa parte finale, perché a mio parere è inaccettabile in un prodotto di Disney/Lucasfilm.

Ora non resta che aspettare i prossimi episodi, con la consapevolezza che ancora uno di questi sarà diretto da Robert Rodriguez e la speranza che questa lunga introduzione possa sbocciare in momenti che ci facciano saltare sul divano e gridare: ecco ora ci siamo!

Voto finale: 6.5

Rebecca Micol Sergi

Le strade di Mos Espa non mi ha personalmente convinto come le prime due puntate introduttive. Non è una puntata filler, anzi molte informazioni introdotte adesso sicuramente torneranno utili nelle prossime settimane, ma pecca di scelte registiche discutibili, tra cui il famigerato inseguimento a cui uno sfortunato stagista ha dimenticato di post-produrre in 1,5x.

Sicuramente, c’è stato un problema di gestione delle puntate. Due puntate introduttive che ne costituiscono una più completa, più una terza che funge da ulteriore trampolino di lancio per la trama orizzontale. Forse Disney/Lucasfilm avrebbero dovuto optare per un rilascio congiunto dei primi due episodi, o un montaggio unico nonostante un prologo più lungo? Sicuramente questa strada sta anche mettendo a dura prova il pubblico, giunto alla quarta settimana diviso tra fiducia e perplessità.

Tuttavia, non condivido assolutamente l’allarmismo con cui si sbandiera ai quattro venti che Star Wars è finito e ormai sulla via del tramonto. La galassia lontana, lontana è un universo vastissimo in cui ognuno di noi potrà trovare il suo prodotto e il suo spazio, ma soprattutto la serie è ancora agli inizi e tutt’altro che conclusa! Forza e coraggio!

Roby Rani

Torna alla regia Rodriguez e, ancor prima di scoprire che c’era lui dietro la macchina sentivo che qualcosa non andava… Stesse sensazioni della prima deludente puntata. Qualcosa non torna e la mia incertezza nel seguire mi porta a sospendere l’incredulità per tutta la puntata. Poco ritmo e cose che accadono con una fretta che non era presente nella divertente puntata 1×02.
Tutto molto svogliato e frettoloso, apparentemente senza una visione di insieme. Non sembra che (di nuovo) ci sia voglia di “raccontare” le emozioni e, soprattutto, i personaggi, buttati in pasto alla narrazione senza alcun tipo di interesse.
Torniamo alla settimana scorsa: durante la seconda puntata, vengono messe sul piatto diverse cose interessanti in modo apparentemente suggestivo.
1 – I Gemelli Hutt che arrivano dal pianeta Nal Hutta per ereditare il territorio del Cugino Jabba, defunto 5 anni prima (più o meno).
Vengono presentati in modo estremamente suggestivo e funzionale: il tamburo, il successivo silenzio e tutti gli abitanti che si fermano ad osservare i due mastodontici vermi appollaiati su una lettiga incurvata dal peso degli stessi. La lettiga è sorretta da una decina di schiavi evidentemente affaticati che sottolineano la stazza dei due. Molto bene.
2 – Gli Hutt hanno al soldo un ex Gladiatore Wookiee dal nome impronunciabile, ma attraverso un paio di sguardi verso Boba, riesce a trasmettere quanto basta per desiderare un degno confronto! Anche qui, molto bene.
In questo 3º capitolo, tutto questa presentazione importante e benaugurante viene letteralmente “spazzata via”. Certo il confronto tra il Wookiee (Black Krrsantan) e Boba non è male tutto sommato, ma poco dopo la fine della rissa si disattende tutto quello che è stato messo sul piatto precedentemente.
Arrivano gli Hutt a bussare da Boba, chiedono scusa per l’agguato del loro Wookiee, regalano Danny Trejo e un Rancor al boss del crimine e salutano i regaz con un sorrisino, tornando su Nal Hutta perché tanto non ha senso rimanere su quella roccia desertica inutile che è Tatooine…
Ah, tanto che ci sono regalano pure Black Krrsantan a Boba che, seguendo la sua nuova linea di condotta benedettina, lo libera immantinente.
Cosa fa il Wookiee? Scappa a gambe levate…
Ma come? Quindi quel mood figo della settimana scorsa era solo un caso? Era una bella scelta registica relegata a quel momento? Nessun pathos attorno gli Hutt? Nessuno spessore per il Wookiee impronunciabile?
Eccheccazzo…
E così vanno in fumo quelle belle vibes trasmesse nella bella puntata 2.
So di essere molto precisino e rompipalle e so anche che solitamente questo approccio non mi corrisponde ma non posso non notare quanto sia tutto troppo svogliato per appartenere alla saga che ha letteralmente sconvolto il cinema tanto da cambiarlo radicalmente.
Non esagero nel dire che, delle svariate serie viste in questo mese (grazie alla quarantena in solitaria forzata) The Book of Boba Fett è in assoluto quella con meno qualità.
Questa è tanta rabbia per quello che avrebbe potuto essere e non per quello che sarà, ci spero ancora tanto.
Inoltre non è comunque una bocciatura in toto.
È un prodottino sufficiente che non rende onore al nome che porta, e questo, soprattutto osservando la qualità della “concorrenza” mi spiazza totalmente… Non me lo spiego.
Finisco in bellezza elogiando la backstory del Rancor depresso che ho gradito veramente tanto.
E l’animatronic fisico è una bomba pazzesca.
Bona, finita…
Si, dovrei parlare anche della gang della Tatooine bene ma non avrebbe senso insistere.
Tutta l’idea della gang è ottima, ma come molto di ciò che ho visto, è “raccontata” male e l’inseguimento ne è la conferma.
Stiamo a vedere.

Queste sono le nostre opinione sul primo capitolo. Quali sono le vostre? Fatecelo sapere nei commenti.



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