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[Recensione] The Book of Boba Fett – Chapter 2: THE TRIBES OF TATOOINE

Ecco la nostra recensione per il secondo capitolo della serie The Book of Boba Fett: The Tribes of Tatooine.


The Book of Boba Fett – Chapter 2: The Tribes of Tatooine, ecco le recensioni di Empira

Prima delle nostre recensioni vi lasciamo i link per gli ulteriori approfondimenti di questo secondo capitolo di The Book of Boba Fett

ATTENZIONE! LE RECENSIONI CONTENGONO SPOILER!

The Book of Boba Fett

Roby Rani

Probabilmente questo secondo capitolo non sarà la miglior puntata e ne il miglior prodotto targato Star Wars di sempre ma riesce perfettamente a catapultarmi, finalmente, in una delle tante storie interessanti di quella Galassia lontana lontana.

Ecco che la bilancia pende pesantemente dal lato delle figate, delle cose che funzionano e se qualcosa continua a non tornare, la responsabilità sembra appartenere a quell’amaro in bocca che la 1×01 mi ha lasciato. Un eco di quello che non tornava prima ma che qui, sembra voler tornare.

Vero è, che queste due linee temporali competono l’una con l’altra lasciando un pelo indetro la linea “nuova”.

Ma hey, l’intenzione stavolta è chiara e le cose cominciano a peggiorare per il nuovo Daimio di Mos Espa.

L’arrivo dei gemelli Hutt è un bellissimo momento diretto in modo impeccabile e molto potente. Si percepisce il potere criminale della coppia e quel tamburo sinistro ne sottolinea il fascino, per non parlare della lingua Hutt sempre molto affascinante e piacevolmente ascoltabile.

Svelare un personaggio come Black Krrsantan, il Wookie gladiatore dallo sguardo terrificante è una chicca per tutti gli appassionati del

mondo comic e il suo essere meravigliosamente “comic accurate” rende il tutto molto “Star Wars”.

Tutta la storyline del passato è potente ma allo stesso un pelo frenata in alcuni momenti, pochi per fortuna, anche perché l’assalto al treno, la rissa alla Toche Station con i biker (finalmente un po’ di mazzate serie) e il rito Tusken di iniziazione di Boba sono momenti importanti e realizzati molto bene. Emozionano nel modo giusto.

Le similitudini con il sottovalutatissimo “Solo” sono evidenti in tutti i reparti e la sensazione che si stia andando da quella parte (narrativamente parlando) è molto forte. Dopo gli Hutt e il Sindacato dei Pike infatti, mancano all’appello il Sole Nero e l’Alba Cremisi e non credo tarderanno molto ad arrivare.

La tribù dei Tusken dal saio nero è una delle cose più riuscite di queste due puntate e riesce molto bene ad esprimere il loro essere selvaggi e fuori tempo e il tutto con l’aiuto della fisicità degli interpreti, e non è poco, per nulla.

Molto soddisfatto e contento. Una puntata bella lunga e con tanti picchi di esaltazione e cose interessanti.

Speriamo che la serie vada avanti a questo modo, direi che ce lo meritiamo tutti.

Manuel Bettuzzi

Black Krrsantan, siamo a casa. Bentornato Star Wars! Dopo una pausa durata una puntata ecco tornare in grande spolvero lo Star Wars a cui The Mandalorian ci aveva abituati.
Puntata superiore in tutto e per tutto rispetto alla precedente: emozioni, narrazione, dialoghi, idee e ritorni; insomma, tutto quello che dovrebbe essere ogni puntata.
Voglio cominciare parlando della narrazione e della scrittura dell’episodio che, a mio parere, riesce a dare uno spessore totalmente diverso a Boba Fett e al suo intento. Vediamo un protagonista deciso a governare in maniera “pacifica”, ma che non vuole scendere a compromessi. I dialoghi sono freddi, pungenti e il Boba stordito sul trono che ha bisogno di Fennec a fargli da spalla per capire che è stato preso in giro, grazie al cielo, sembra sparito; speriamo per sempre.
Uno dei momenti più alti della puntata è l’arrivo dei Gemelli Hutt e Black Krrsantan (si l’ho copiato da Google): un momento di altissima tensione, che si perpescie tutto tramite i dialoghi degni di un gangster movie con la lettera maiuscola e gli sguardi truci di Krrsantan. Mettiamoci poi l’arrivo di questi esseri con tamburi e il silenzioso timore dei presenti ed il gioco è fatto… benvenuti nel sottobosco criminale di Tatooine.
Si torna poi alla parte del passato, legata ai Tusken, una volta considerati Predoni stupidi e noti solo per saper saccheggiare e sparare, ora ormai redenti dalle serie televise sono un popolo profondo e spirituale. Il lavoro svolto nella scrittura di questi momenti è magistrale: western a non finire, con tanto di assalto al treno e caccia ai cavalli (chiamasi speeder bike in questo caso). Azione e combattimenti di altissimo livello che mostrano un Boba Fett abile nel combattimento e in continua crescita grazie agli insegnamenti della matriarca Tusken. Vediamo infatti la tribu e il protagnista imaprare a vicenda l’uno dagli altri fino ad arrivare al bellissimo, epico, finale. Flashback, allucinazioni, balli tribali e tanto altro in una conclusione ricca e di grande impatto.
Dovrei fare tante menzioni d’onore alle mille chicche della puntata, ma non voglio prolungarmi oltre. La puntata è bellissima, degna di portare il nome di Boba Fett e, se il livello delle prossime a venire sarà questo, avremo un ennessimo capolavoro televisivo targato Star Wars. Che il futuro della saga che ha fatto la storia del cinema sia nelle serie TV? Staremo a vedere.

Voto: 8/10

Claudio Rossetti

Boba, Boba, Boba Fett… che devo fare con te?

Premetto che a dispetto del precedente episodio, questo secondo capitolo è scritto veramente bene e mi ha decisamente convinto di più ma mi avrà sodisfatto?

Scopriamolo.

In alcuni momenti mi sono sentito tipo i Bimbi Sperduti del Film di Spielberg Hook – Capitan Uncino quando riconoscono il Peter Pan adulto, ecco vedendo Boba minacciare il Sindaco, non mostrare paura davanti ai gemelli Hutt e fare il massacro dentro ala Tosche nei flashback mi ha fatto sentire cosi! Eccoti Boba!!

Bellissima la breve comparsa di Black Krrsantan, il Wookie cacciatore di taglie alla mercé di Vader prima e dopo di Jabba in persona; insomma la prima parte l’ho trovata davvero molto bella e interessante ma poi arriva la parte che ho apprezzato di meno.

Rieccoci ai sogni di Boba nella vasca, erano la parte che mi aveva più interessato nel primo episodio e allora vi chiederete cosa non ti ha convinto? Il troppo. Mi spiego: vedere come Boba si è guadagnato il rispetto dei Tusken era una cosa secondo me scontata e si poteva in qualche modo accorciare. Dedicarci un’intera puntata mi sembra francamente troppo, avrei preferito di gran lunga che proseguissero la storia nel presente e che i flashback li mostrassero poco a poco, magari puntata dopo puntata.

Praticamente ora hanno mostrato tutto quindi ci fa sperare che questi sogni finiscano qui, anche perché alla fine dell’episodio vediamo praticamente Boba Nomad che ritroviamo in Mando, quindi questo ci fa suppore che i prossimi episodi si concentreranno sulle vicende che Boba dovrà affrontare per mantenere il suo trono visto la carne che hanno messo al fuoco nella prima parte di questo episodio.

Certo nonostante tutto sarei davvero un bugiardo se vi dicessi che non ho apprezzato il tutto, nota di merito alla durata decisamente degna di questo genere di serie tv, la parte sul treno mostra davvero delle scene d’azione di tutto rispetto e Boba che ruba gli Speeder con il suo unico stile da pazzo furioso è davvero la cosa che cercavo in questo personaggio, vederlo cosi distruttivo, pericoloso e poco dopo aver conquistato il treno vederlo diplomatico ma temibile sono questi gli aspetti che volevo mostrassero.

In conclusione l’episodio mi è piaciuto ma non moltissimo, proprio la parte dei flashback mi è pesata troppo, forse lo avrei apprezzato di più se questo fosse stato il primo episodio, sicuramente sarebbe stato un’inizio più meritevole per questa serie.

Gianluca Checcarini

Il secondo episodio di The Book of Boba Fett rimane sulla falsariga del primo ma, grazie ad una durata più consona per il ritmo che ha, l’ho trovata più gradevole ed intrattenente. Si divide in 2 parti, la prima nel “presente” e la seconda, più lunga e bella, ambientata ancora nei flashback che ci fanno capire cosa è successo a Boba in questo vuoto di tempo. Bellissime le aggiunte di lore riguardo ai Tusken e alle loro numerose tribù ognuna con riti e stili di vita differenti. In questa puntata Boba si guadagna totalmente la loro fiducia e diventa uno di loro. Nel presente Boba si trova contro vari problemi di gestione di una famiglia della malavita di Tatooine, da un lato deve guadagnarsi il rispetto di chi ancora lo chiama “cacciatore di taglie”, dall’altro deve scontrarsi contro un imprevedibile coppia di rivali che reclamano il trono di Jabba. Spero ancora che la serie parta a livello di trama perché ancora la trovo molto lenta, ma da un lato sono fiducioso per una seconda parte di stagione tutta da godere!

Marco Puglia

Va bene, ora ci siamo e, citando il Mandaloriano, this is the way. Si perché in questo secondo episodio abbiamo un cambio di passo, un dipanarsi di alcuni dei tanti dubbi avuto con il primo (non tutti) e una direzione che comincia a delinearsi.

Una delle prime cose che si possono notare in questo capitolo del libro di Boba Fett è lo sbilanciamento tra il racconto del passato e il racconto del presente, nettamente a favore del primo. Non è ancora chiaro se questo sarà il leitmotiv di tutta la stagione, ma in questo caso si è voluto completare un arco narrativo iniziato la settimana scorsa, in cui Boba Fett viene finalmente accettato dalla tribù dei Tusken che l’hanno raccolto dopo essere uscito dal Sarlacc.

Un’accettazione che serve anche per raccontarci ancora i sabbipodi, il loro modo di vivere, le loro paure, i loro riti, la loro forza e le loro peculiarità. Un’accettazione che è figlia di un crescente rapporto tra i due e che si salda anche grazie all’iniziativa dello stesso Boba Fett. Questa volta la narrazione è pulita, pur nella sua semplicità e i rimandi a quel cinema western, tanto spesso utilizzati nella serie cugina “The Mandalorian”, rendono il racconto molto piacevole. Boba Fett è determinato, ma anche aperto a imparare e a far fruttare gli insegnamenti e in seguito a restituirli per aiutare chi lo ha salvato.

Probabilmente questa linea temporale sarà presente in tutta la stagione, fino a collegarsi al presente e questo forse potrebbe rappresentare un problema per la serie, stretta tra passato e presente, dove nessuno dei due tempi prendere nettamente il sopravvento. Sarebbe state meglio lasciare in secondo piano il presente, relegandolo a qualche flashforward, per concentrare la sua narrazione in una seconda stagione?

Collegata alla questione delle due linee temporali, c’è la seconda piccola criticità: l’espediente per passare dal presente al passato è di nuovo l’immersione nella vasca di bacta. Se da un lato questa sua pratica ripetuta è necessaria, probabilmente, per curare ferite più profonde di quanto si possa immaginare, usarlo ancora una volta solamente per questo salto, lo trovo inutile e secondo me non ce n’era bisogno.

In questo episodio, il minutaggio dedicato al presente è minoritario, ma è sufficiente per due piccoli colpi di scena che ci regalano una direzione, un indizio di quello che potrà succedere nel corso della stagione; ancora non proprio un obiettivo preciso per Boba Fett, ma ci stiamo avvicinando.

L’incontro con i gemelli Hutt presagisce un futuro scontro tra l’autonominatosi Daimyo e i pretendenti alla successione di Jabba, mentre l’ingresso di un nuovo personaggio (almeno nei prodotti cine-televisivi) quale è il “gladiatore” Black Krrsantan potrebbe significare qualcosa di più personale nel futuro del nostro cacciatore di taglie.

Boba Fett in questo scorcio di presente risulta più determinato e risoluto di quello che era sembrato nel primo episodio, anche se si percepisce ancora la sua ritrosia nel proseguire il clima di terrore instaurato dai suoi predecessori.

Infine una considerazione sulla colonna sonora, di cui non avevo parlato nella precedente recensione, il nuovo tema collegato a Boba Fett è davvero molto bello, unisce varie sonorità che insieme regalano epicità. Inoltre in questo episodio le musiche sono dosate molto attentamente e messe in evidenza nel momento in cui servono.

Un giudizio, quindi, molto positivo, che lascia ben sperare per il prosieguo della storia, dopo il passo falso dell’episodio pilota. Incrociamo le dita e aspettiamo il prossimo capitolo.

Voto finale: 8

Rebecca Micol Sergi

Dopo un inizio che – nel bene e nel male – ha fatto certamente discutere, questa nuova puntata di The Book of Boba Fett può dipanare qualsiasi dubbio anche per i detrattori più accaniti.

Concettualmente, è una puntata completa. Nuove pedine si muovono all’interno della Galassia più amata, nuove o già conosciute, e viene ulteriormente dato spazio ai flashback post-Sarlacc. È l’episodio perfetto per chi non cerca soltanto pura azione all’interno dell’universo di Star Wars, ma anche dettagli su storia, culture, tradizioni – una lore tanto desiderata quanto ampiamente mancante in tanti punti del nuovo Canone, per cui ogni nuova informazione risulta una manna dal cielo.

Anche a livello registico, il misticismo e l’attenzione fornita a determinate usanze e visioni supera quella che avremmo potuto vedere in altri prodotti con personaggi decisamente più accurati per questo tipo di narrazione, come gli Jedi stessi. È la sintesi perfetta tra saga degli Skywalker, spin-off e mondo cartaceo, e la perfetta chiusura all’introduzione di questa nuova serie TV. Resta solo una domanda: perché non rilasciare le prime due puntate insieme?

Alessandra Bosello

Mi è piaciuto ma…

A fronte di un primo episodio introduttivo bello, ma un po’ sottotono, dal mio punto di vista, il secondo episodio contiene sia momenti davvero interessanti, sia punti lenti e quasi noiosi. I primi dieci minuti sono ambientati nel presente, con Boba che si trova ad ‘affrontare’ i suoi primi rivali politici, coloro che aspirano a salire sul trono di Jabba. Chi darebbe mai loro torto, trattandosi questi dei cugini gemelli del defunto Signore del Crimine (qui chiamato anche con l’accezione giapponese di daimyo, cosa che mi ha pure colpito alla visione del primo episodio).

Il punto più alto di questa parte iniziale è, però, rappresentato dall’arrivo di un personaggio ben conosciuto nei fumetti: Black Krrsantan, il wookiee cacciatore di taglie che si accompagna alla Dottoressa Aphra (che sia questo un preludio a una sua possibile comparsa? Io me lo auguro vivamente!). Fatto sta che ho urlato dalla gioia quando l’ho visto apparire: sono contenta che si dia spazio a personaggi protagonisti delle opere cartacee, in più adoro quando tutti i fili, in questa meravigliosa saga, si collegano tra loro.

Ma parliamo, invece, della seconda parte dell’episodio, quella che ne comprende quasi quaranta minuti. Premettendo che sono più interessata al ‘governo con il rispetto’ di Boba (basta questa sua battuta a stuzzicare la mia curiosità) e che per me i Tusken hanno degli usi e costumi tutti particolari (cosa comunque molto figa), ho trovato incredibilmente lenta la narrazione di quanto avvenuto nel deserto. Parlo delle scene che ci mostrano Boba che istruisce i Tusken nell’uso delle speeder bike (scenette anche un po’ al limite del ‘ridicolo’, che possono strappare un sorriso. Ho riso pure io, quindi non si tratta di una vera e propria critica), ma anche di tutta la scena dell’assalto al treno, decisamente troppo lunga. Menzione d’onore, in tutta questa parte, però, va al tributo a Episodio II, con Boba che trasporta il cadavere di un Tusken avvolto in un telo nero (a ricordare Anakin che porta in braccio la madre morta a causa delle torture subite dagli stessi Tusken). Parlando sempre di omaggi, chi non si è emozionato quando, all’inizio, l’assassino del Vento Notturno viene gettato nella tana ormai vuota del Rancor?

Per concludere la recensione, vorrei invece parlare delle ultime scene: in particolare, della vestizione di Boba, che sotto quella luce e con quegli abiti nuovi, assume quasi un nuovo volto, diventando parte integrante della tribù Tusken. Interessante anche come quel bastone che trova nel deserto, sotto la guida della lucertola nella sua testa, viene lavorato e trasformato, diventando uguale a quello che Boba brandisce in The Mandalorian (ed è così che viene aggiunto un altro tassello a collegamento tra le due serie).

L’unico interrogativo che mi rimane è: Boba Fett è diventato così a causa della sua convivenza con questo popolo del deserto? Cosa ha ‘addolcito’ tanto il suo carattere? (Anche se qui, comunque, di botte ne dà, quindi qualche sfumatura del personaggio che tutti conosciamo ce l’ha ancora).

Francesca Tulli

“Il Rancor !” ma è solo una farsa, sotto al trono del Daimyo Boba Fett il terribile serraglio non c’è.

Si indaga sull’attentato. Il colpevole si nasconde tra le fila di criminali di Tatooine. Il Sindaco Ithoriano sembra sapere qualcosa ma fa cadere i sospetti. La bella Garsa Fwip, è terrorizzata dagli Hutt. I cugini di Jabba reclamano il trono (portatati in parata sulla portantina!). Fa la sua comparsa un noto gladiatore Wookie, Black Krrsantan. Boba Fett sembra sapere il fatto suo, non prende ordini da nessuno, non si fida delle belle parole. Il presente ci mostra un protagonista concreto che cerca ancora di trovate una direzione che lo porti ad ottenere il tanto chiacchierato “rispetto” dovuto. E’ nel passato che Boba Fett dovrà fare i conti con il suo spirito tormentato, egli diventa ufficialmente guida e parte della tribù di Tusken che lo avevano fatto prigioniero. Non c’è la “Forza” ma c’è la magia, con il pretesto ci vengono raccontate le tradizioni della tribù di predoni. Al centro il “dare e avere” in termini di fiducia e di insegnamenti. Non mancano delle deliziose citazioni: principalmente la presenza di Camie e Fixer (gli amici di lunga data di Luke) alla Tosche Station dove avviene la “scazzottata” contro i Biker di razza Nikto, segue l’attacco alla “diligenza” (un treno dei Pyke) eco di Lawrence D’Arabia. Confrontato alla puntata precedente mantiene la trama sviluppata su due piani, quello concreto e quello “mistico”. Con una regia più centrata (questa volta di Steph Green) e la stessa magica atmosfera creata dall’incalzare della colonna sonora, si preannuncia l’incipit di un “libro” ancora più complesso.

Voto 7

Fabio De Bortoli

Il secondo episodio supera le aspettative e il risultato finale è di gran lunga superiore rispetto a quello della puntata precedente. La regia di Steph Green è visibilmente più fresca rispetto a quella di Rodriguez e non incappa in alcuni errori grossolani come accaduto nel primo episodio. La scelta di dividere nettamente la puntata in due parti senza alternanza risulta una scelta più efficace rispetto all’alternarsi di flashback e scene ambientate nel presente. La storyline del presente rimane tuttora la parte più debole e procede ancora lentamente, ma questa volta viene condita da alcuni momenti e inquadrature degne del Boba Fett che conosciamo, anche se ormai il cambio nella caratterizzazione del personaggio in modo da renderlo leggermente diverso dal Mandaloriano è evidente. Il cameo dell’episodio è efficace sia per i lettori dell’universo espanso canonico che vedono la lore ampliarsi sempre di più e sempre più collegamenti con i prodotti cartacei, sia per chi usufruisce solo dei prodotti audiovisivi poiché si ritrova davanti ad un personaggio dal character design impattante e ben inserito nel contesto e nel tono della storia che vogliono raccontare.

Il flashback, che sostanzialmente riparte da dove ci aveva lasciato lo scorso episodio, ha questa volta più tempo e spazio per farci conoscere questo nuovo Boba e a farci capire le sue motivazioni. Anche la scrittura e la caratterizzazione dei Tusken risultano ottime e ben realizzate, con un ribaltamento degli stereotipi e dei preconcetti su queste tribù già iniziato nella seconda stagione di The Mandalorian che qui raggiunge il suo punto massimo, con una sequenza finale più che commovente.

Infine, chi ha lavorato a questa puntata dimostra qui tutto l’amore per la saga di Star Wars e per i prodotti che l’hanno ispirata, da Dune ai western, sapendo amalgamare vari elementi ed inserendo alcuni riferimenti molto interessanti per i cinefili più accaniti.

Nel complesso, questa puntata si rivela un deciso passo avanti rispetto alla prima. La fiducia è stata ripagata e speriamo che la serie possa proseguire con questo ritmo.

Queste sono le nostre opinione sul primo capitolo. Quali sono le vostre? Fatecelo sapere nei commenti.



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